Hemingway aveva torto!

Mi riferisco alla sua opera più conosciuta “il vecchio e il mare” quando, parlando del protagonista, Santiago, scrive:

Primera playa del sardinero - Santander

Primera playa del sardinero – Santander

Non lo disse ad alta voce perché sapeva che a dirle, le cose belle non succedono

Nulla di più falso!
Perchè? Presto detto.

In generale sono una persona che ama condividere tutto, a volte trascinato dall’entusiasmo del momento, in quanto credo, parafrasando un detto scandinavo, che una gioia condivisa è una gioia raddoppiata e un dolore condiviso è un dolore dimezzato. Spesso, nel passato, quindi, mi è capitato di condividere momenti importanti, o notizie favolose ancor prima che le fondamenta fossero solide, così mi ritrovavo ogni volta con un pugno di mosche tra le mani.

Ma non questa volta.

Questa volta è accaduto un cambio di prospettiva radicale, grazie a persone speciali, grazie alle quali ho capito, in modo forte, che nel fare le cose che amiamo, da soli, c’è una certa forma di energia meravigliosa che si sviluppa, ma nel farle assieme, beh…… WOW! Sono fuochi d’artificio!

Inoltre se rimaniamo in uno stato di apertura non giudicante, nei confronti della Vita, le diamo l’opportunità di sviluppare tutto ciò di cui abbiamo bisogno, o che desideriamo, con i Suoi tempi. Ovviamente, in relazione a ciò, bisogna stare attenti a come si desiderano le cose, perché si avverano, sempre…e spesso non ce ne accorgiamo, non avendo l’opportunità di sviluppare così, una meravigliosa forma di Gratitudine.

In conclusione cosa mai è successo?

Tempo fa si era palesato un progetto importante, al limite dell’impresa sportiva, in collaborazione con una ONLUS altrettanto importante, e ancor prima delle conferme finali, avevo cominciato a smuovere le acque, per cercare aiuto logistico e non. Per ragioni a me sconosciute tutto si è improvvisamente impantanato…..

Passa un certo tempo e questo fine settimana, durante l’ultima lezione di Coach ci viene chiesto di condividere una vittoria, una conquista che abbiamo ottenuto, durante il tempo trascorso dall’ultima lezione. Con il mio solito modo leggero e innocente condivido una piccola conquista nella corsa. Una studente a me cara alza la mano e mi dice, in parole povere: “ti andrebbe di correre a Milano, in rappresentanza della ONLUS per la quale collaboro??” Dire che ero basito, è poco. Un regalo meraviglioso, una notizia stupenda che, indipendentemente da come si svilupperà (e le prospettive sembrano comunque essere luminose), mi ha dato una spinta ed una carica indescrivibile, un’onda di emozioni che ancora sto cavalcando. Tanto che………..spinto da questi eventi, ho deciso che il 15 giugno parto per un esperienza che non vedo ora di condividere.

Domani proseguono i contatti e cercheremo di capire i dettagli, ma, ripeto, indipendentemente da come andrà, ora sono certo….

Hemingway aveva torto marcio!!
…..e voi cosa ne pensate?

Motivazione

Giusto oggi mi arriva una newsletter di James che riflette sulla MOTIVAZIONE, e in particolare su un fattore (l’ambiente) che in qualche modo la influenza.
Pensavo quindi che sarebbe bello poter condividere qualche pensiero, e qualche riflessione personale, su ognuna delle parole citate nel post precedente. La prima, appunto, la motivazione.

Che cos’è?


Senza perdersi in dissertazioni accademiche, si può facilmente affermare che la motivazione è la scintilla del nostro motore interno: esprimiamo attraverso di essa le ragioni che giustificano le nostre azioni. E’ quindi un lavoro di ascolto introspettivo, continuo, onesto e soprattutto sincero. La motivazione è la risposta alla domanda più fatidica, nel mio caso: perché corri?

Premesso che non sono un atleta professionista e non aspiro certo ad esserlo, corro perché mi rende felice, corro perché questo è l’unico mezzo grazie al quale posso avvicinarmi ai miei limiti, conoscerli abbracciarli, superarli, vincerli. Corro perché attraverso essa ho la preziosa opportunità di conoscermi meglio. Corro perché ho degli obiettivi parziali e a lungo termine. Ecco, riguardo agli obiettivi a lungo termine, proprio in questi giorni sto ri-scoprendo che non sono poi cosi fondamentali, mi spiego meglio: la Maratona è un obiettivo agonistico importante per un atleta, è la cima dell’Everest, un esperienza quasi trascendentale, ma concentrarsi esclusivamente su un obiettivo così alto perdo ovviamente di vista il momento presente (obiettivi parziali, la tabella di allenamento), o ancora: quando si parla del cammino di Santiago si dice sempre che la meta non è Santiago, ma la strada che si percorre per raggiungerla. Nulla di più vero, è un assioma data l’esperienza vissuta. Quindi la motivazione la identifico come la scintilla che mi spinge a mettere le scarpette ed uscire, anche se spesso non ho voglia; è il desiderio ed il bisogno di fare esperienza. Non siamo tutti forse la somma delle nostre esperienze passate?

Come si sviluppa?


Molto banalmente credo che la motivazione si possa sviluppare, come detto poco sopra, solo ed unicamente attraverso un continuo ascolto sincero ed onesto. Ci sono giorni che fatico moltissimo ad uscire: in questo periodo in particolare sto vivendo dei piccoli momenti di pigrizia, ma cerco di cambiare prospettiva, lavorando in particolare per far prevalere le responsabilità che ho, prima di tutto, verso me stesso (il mantenimento del buon stato di salute di questo corpo) e poi verso l’impegno preso con le persone che mi sono a fianco e che mi stanno aiutando.

Cantabria's coast on Santander

E poi diciamolo: sentire la pelle che si scalda al calore di un bellissimo primo sole pre-estivo, e riempire gli occhi di un bellissimo mar di Cantabria, non ha eguali come motivazione.

Cosa la alimenta?


Alla fin fine credo si possa agilmente dire che la motivazione si autoalimenti. Voglio dire: al netto di essere fedele alle proprie responsabilità, al netto dell’obiettivo, parziale o finale che sia non importa, l’esperienza alimenta la motivazione. Oggi, ad esempio, stando a tabella, faccio delle ripetute e mi diverto perché è diverso dal solito, sto bene, etc. etc.; è evidente che la volta successiva che dovrò fare delle ripetute sarò ancor più”motivato” ad uscire, memore appunto dell’esperienza positiva. E se l’esperienza fosse  negativa? Molto semplicemente non è quello il momento, o devo cambiare strada, o tipo di allenamento, ossia non mi sono ascoltato onestamente prima di iniziare. MA prima di tutto devo accettarlo, senza crearmi troppe paranoie, senza attaccamento, perché è solo grazie a tutte le sessioni che ho fallito, che ora posso raggiungere certi tempi al km, o posso stare nella felicità quando corro.

E, onestamente, non vedo ora di sbagliare ancora!

Non sono solo parole

Ci sono molte parole che sto abbracciando in questo periodo, sulle quali si potrebbero scrivere molte cose, e spero, prima o poi, di farlo in qualche modo.

Dedizione
Disciplina
Abitudine
Leggerezza
Attaccamento
Consapevolezza
Creatività
Accettazione
Motivazione
Risultati
Obiettivi

Ognuna di esse è uno stimolo fortissimo, è una chiamata all’azione, in ogni momento della giornata. Inoltre è un meraviglioso lavoro interiore poter legare queste parole alla corsa, e vedere cosa capita, potermici riflettere dentro, come nella quotidianità, così nelle sessioni di corsa.

Non contento di correre una media 40-50 km a settimana, ho iniziato un percorso di formazione come Coach, con ICA, che mi sta donando molto entusiasmo, e molti momenti di consapevolezza, grazie ad un gruppo di lavoro davvero dinamico e straordinario. Pensavo come sarebbe veramente molto bello poter coniugare i due percorsi di crescita, in prospettiva di una professione futura. Il solo pensiero mi riempie di adrenalina e mi invita, di nuovo, all’azione. Mi rendo conto che il lavoro da svolgere è moltissimo, ma le idee e la voglia di fare non mancano. Magari potrei essere abbastanza lento nell’apprendimento, ma ho la certezza di avere addosso tutti gli strumenti giusti per potercela fare.

coachE in relazione a quanto appena detto penso che solo quando si rimane in totale stato di apertura, nei confronti della Vita (intendo il “fare senza fare”, l’accogliere senza giudicare), qualcosa di meraviglioso si rivela sempre, accadono cose che non possono far altro che aiutarci a raggiungere i nostri obiettivi ultimi o parziali.

Ed è quello che in piccolissima parte è accaduto giusto ieri: mi propongo un 10 km lenti, dato che – causa diluvio e freddo intenso – per due giorni non mi sono mai mosso. Ho fatto fatica a non avere “ansia da prestazione”, a far correre, al mio fianco, la leggerezza, il non preoccuparmi del tempo, della prestazione. Nel momento stesso in cui ho lasciato andare queste preoccupazioni, la sessione ha preso un’altra piega, regalandomi risultati davvero inaspettati, e come al solito, al termine, stavo meglio di quando avevo iniziato!! (è questa la cosa che mi dà più gioia del correre!)

Ecco quindi che qui, in questa mia piccola esperienza/palestra di scrittura, i due principali inquilini diventano

  • “diventare coach”
  • “diventare un buon runner”

un percorso di apprendimento che non ha mai fine.

Pettorale n.10943

Una delle cose che ho imparato nella mia breve carriera agonistico-amatoriale, è la magia del correre in gruppo durante un evento.

Dopo molti mesi, a correre da solo, per quanto sia un ottimo esercizio di disciplina interiore, ad un certo momento del proprio percorso di allenamento, nasce anche un desiderio di “essere in competizione”, ossia di essere sfidante e sfidato, di essere a fianco di qualcuno e di sentirne la presenza. Ecco allora che prima del mio obiettivo finale (la maratona di Venezia), e comunque in generale, prima di un grande evento, è opportuno indossare un pettorale. Perché? Oltre al motivo appena descritto, quello che trovo affascinante, in un evento sportivo, di grandi dimensioni in particolare, è che si scatena una forza che è difficile da verbalizzare, un’ energia ricca di adrenalina, che non nascondo mi tocca sino, a volte, a commuovermi. In particolare ricordo a  Madrid, ho partecipato come spettatore alla partenza della maratona: la gente che sorrideva, la concentrazione e la voglia di sfidarsi che si leggeva negli occhi delle persone, la musica ad incitare e l’aria, talmente vibrante di energia, che mi sono ritrovato, appunto, quasi commosso.

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Il correre in gruppo, appunto assolutamente magico, aiuta, sostiene, a tal punto che la tua prestazione migliora sensibilmente, lo posso quasi scientificamente provare, in quanto l’ho provato sulla mia pelle.
Dopo aver gioito di qualche sessione di allenamento in alcune città d’Europa (in particolare Londra, Barcellona, Bucarest e Madrid),  è venuto il momento di concretizzare il lavoro svolto sinora, anche in coerenza di questo nuovo percorso multimediale, nonché auto-esercizio di scrittura, con il blog. Anche se non nell’immediato futuro Budapest, era sua mezza maratona, mi aspetta! Esattamente tra 119 giorni. Non vedo ora… Ma, da qui a Budapest…la strada è lunga…
In molti sensi…

….e potrebbe accadere qualcosa che mi potrebbe stupire…

(to be continued)

Nuove sfide

Si potrebbe iniziare da qui, o forse si re-inizia sempre…

Di nuovo…Ogni giorno, da capo. E non voler mai fermarsi di esplorare e migliorare, perché se stapexels-photo-221210.jpegi bene tu, se sei Felice (obiettivo di ogni essere vivente), in cascata possono star bene tutte le persone che ruotano attorno alla tua quotidianità.

Fatto sta che oggi ho realizzato un nuovo primato personale nella mia piccola passione, la corsa: 10km 54 min. C’ è da dire che non sono un professionista, tutt’altro! Ma il beneficio che ne ricevo è notevole, e la maggior parte delle volte, al termine della sessione di allenamento, sto meglio di quando ero partito. Perché corro mi si potrebbe chiedere, e spesso questa domanda mi ha bloccato e messo in discussione, e la risposta potrebbe occupare una quantità esorbitante di pagine, ma ora come ora la risposta più immediata che posso dare è che ho un obiettivo agonistico: la maratona di Venezia! La mia prima maratona. Domanda successiva: perché una maratona. Semplice, nel mio piccolo ed umile percorso sportivo ho avuto l’opportunità di correre due mezze maratone, con risultati personalmente soddisfacenti. Ma sentivo era giunto il momento di spingersi oltre: c’era desiderio dia qualcosa di più, di sapere cosa c’è oltre, di soddisfare la curiosità dello sconosciuto: era giunto il momento di conoscere, e magari superare un altro limite.

Questo vuole essere, in modo il più genuino e onesto possibile, il racconto del mio percorso, con conquiste e sconfitte, gioie e riflessioni di crescita personale, perché, sì, la corsa, nel mio caso, è diventata una grande maestra di vita.

From Bangkok to Bangkok day 4

Mio carissimo tesoro,

svegliarsi e sentire la tua voce tracimare energia positiva, mi dà immensa gioia. E ancor più gioia mi dà sentire come la Vita ti stia parlando, inviandoti messaggi chiari ed espliciti su un tuo prossimo raggiungermi. Le connessioni sono belle e forti: mi parli di un mega mercato del fine settimana, quando la sera prima me l’ ero segnato nella guida. L ho appena visitato e per quanto grande sia, devo essere onesto non è meraviglioso come certe zone che ho già visto della città. All’ uscita, sono attirato da involtini primavera thai, così mi butto, sperando di evitare la maledizione di Montezuma, che riesco ad evitare.

Bisogna perdersi per ritrovarsi, così, prossima tappa suggerita dalla mia guida, mi lancio all avventura, cercando, in vecchio quartiere una delle originali famiglie che lavoravano il ferro battuto, per creare ciottole da offrire ai monaci. Ciottole rigorosamente composte da 8 pezzi di metallo.

È solo grazie a Google Maps e al relativo traduttore che riesco a comunicare con loro, un’emozione mia cara, meravigliosa, se solo potessi vedere dove vivono e come lavorano capiresti.

Dicevo che bisogna perdersi, e che il caso non esiste. È solo grazie a questa combinazione di fattori che arrivo a visitare “la montagna d oro”, che grazie ad una breve salita, mi porta a vedere la città dalla alto e lasciarmi letteralmente senza fiato, sapendo poi quello che brulica sotto quelle minuscole tettoie e microscopici ombrelloni, le personali riflessioni vengono di conseguenza.

Mi merito una birra, così torno a Khao San Road, crocevia di occidentali.

Capita poi che mi regali la notizia che arrivi e il mio povero cuore esplode gioia, ma capita anche che devi sacramentare per il volo e questo ti regala momenti di tensione, che per empatia sento totalmente. Sentirti soffrire e non poter far molto, é una piccola pena così mi limito ad ascoltare i tuoi silenzi mentre cammino. Mi perdo un ultima volta, e capito dentro una sorta di festa di quartiere, dedicata ai bambini. Basta pochissimo per farli felici:un po’ di sabbia colorata. Non voglio scadere in frasi fatte, ma la Vita è un tale spettacolo. Quindi non aggrappiamoci a fattori materiali effimeri. Sai mi sento fortunato a fare questo viaggio, vedere e vivere coi propri occhi certe realtà che, non sono poi così estreme alla detta di chi è stato in Africa o India, ma sono comunque di grande impatto per chi le vive per la prima volta.

Ama

Persegui la tua Felicità, a qualunque prezzo

Tuo

PS assaporo la dolce attesa di perderci l uno nella abbraccio dell altro

From Bangkok to Bangkok day 3

Mia carissima donna,

questa sera sono davvero stanco fisicamente: ho fatto i conti che ho camminato quasi 9 ore!

La giornata è iniziata in modo davvero meraviglioso andando a caccia di un’esperienza sensoriale che solo qui si può vivere. Ma ho deciso che se verrai te la regalerò, per cui….. Acqua in bocca! Subito dopo ne ho approfittato di testare finalmente un piatto diverso. Parliamo del Pad Thai: un piatto a base di germogli di soia, spaghetti di riso, tofu e a piacere gamberetti o pollo. Da lì ho messo un piede davanti all’altro per arrivare al tanto curioso mercatino degli amuleti, in zona Palazzo Reale per capirci. Loschi e minuti figuri si aggirano per le bancherelle a spulciare, provvisti di lente d’ingrandimento, minuscoli pezzi di pietra (?). Ma a fine mercato si presenta una serie di ristorantini dove poter mangiare qualcosa. Ora che ho dato il La mi sarei fermato per un bis ma non volevo esagerare. Sembrava quasi di entrare nei peggiori bar di Caracas ahah ahah.

Non contento, e approfittando di un clima leggermente più temperato, sono andato, sempre a piedi a vedere la famosa Koh San Road meta di tutti i backpacker. Beh, vorrei l’avessi vista: un miscuglio incredibile di occidentali semifrichettoni, zaino in spalla. Un guazzabuglio fisso fisso di insegne colorate. Bar che nemmeno in Spagna c’era una densità tale. E vetrine di vestiti in puro stile hippie. Non potevo non fermarmi ed ammirare tutto questo.

Con il tempo un pochino tiranno, ho preso poi direzione Chinatown, ma ti confesso che….. Beh…. Solo del gran casino! Un primo segnale che comincio ad essere stanco di stare qui. Credo sia venuto il momento di aprire la guida e pianificare i prossimi passi

Ti abbraccio, ripensando ai nostri

Ps domani proverò a chiamarti…. Che emozione!!

From Bangkok to Bangkok day 2

Carissima,

oggi è stata una giornata meravigliosa, per quanto ci fosse un’ afa pazzesca! Ho preso il battello per una ridicola cifra di mezzo euro scarso, ho visto il maestoso palazzo imperiale, ed i miei occhi si sono riempiti di meraviglia di fronte all’immensità della statua del Buddha di Wat Pho.

La condivisione credo sia importante, e oggi ho desiderato molto fossi al mio fianco, anche solo per condividere un “wow”. La gioia più bella è che nella distanza, e nel l’assenza comunque ti sento molto vicino.

Come ben sai non sono interessato ai monumenti, alle informazioni pratiche, sul come raggiungere nel modo più veloce quel tal palazzo. Ma amo la gente, così ho deciso di tornare a piedi alla più vicina metro cercando (con la sicurezza minima dettata dal buon senso) di perdermi, per vedere qualcosa di diverso, e così è stato: ancora una volta quella forte sensazione di vivere totalmente dentro un documentario. Visi, stralci di vita umile e poverissima. Mi infilo in un vicoletto strettissimo, tipo quelli di certi film, hai presente? Vedere coi propri occhi questi cubicoli di vita al limite, ma per loro magari dignitosa, chissà, fa scattare un qualcosa di indescrivibile nella propria testa. Mentre da una parte volevo scattare foto a raffica, dall’altra ho voluto far prevalere il buon senso di lasciare che tutto si imprima dentro di me: ad ogni battito di ciglia l’otturatore della mia mente scattava meravigliose immagini.

Nel tornare alla metro, passo per Chinatown (mia metà di domani): un delirio, di gente, di profumi, di auto, di colori, di visi, di cibo, di suoni, di parole incomprensibili . Di tutto!

Per quanto sia rapito da questa forma di follia, però non vedo ora di ripartire. E quale miglior posto per partire se non la stazione dei treni? Tutti, o quasi, ordinatamente seduti per terra!

Ecco una cosa che mi sta colpendo moltissimo di questa città: ordine! Anche stasera, alla metro si ripete la scena: una folla assurda che nemmeno puoi immaginare, eppure tutti in fila ordinati silenziosi, rispettosi.

Volevo condividere con te un’ultima cosa prima salutarti, una cosa che oggi ho sentito in modo forte: il cibo. Come ben sai sono vegetariano, e per me sarà una durissima lotta perché non sanno nemmeno cosa sia il vegetarianesimo. Ne vedremo delle belle quando comincerò ad uscire dalle grandi città. Non ti nascondo però che mi fa davvero voglia provare il cibo di strada, ma temo effetti collaterali.

Ti saluto assaporando i tuoi abbracci al profumo di sandalo

Tuo

From Bangkok to Bangkok day 1

Mio dolcissimo lupo solitario, ti scrivo perché vorrei provare a raccontarti questa esperienza, e nel farlo vorrei provare a non perdermi in labirinti di parole. Sono a Bangkok! E da qui partirò per un viaggio lungo due mesi che mi porterà a conoscere terre che ho sempre sognato. Finalmente sono uscito da questa zona di comfort che tutti chiamano “Europa”, e ho scelto di affrontare le mie paure, quelle paure che, a piccole dosi, non fanno altro che aiutare nel proprio cammino di crescita interiore. Bisognerebbe poi riflettere e discutere sul fatto che la paura fa parte del percorso di cambiamento che una persona vuole affrontare, ma mi dilungherei troppo. Il rimanere in uno stato di apertura fa vivere ogni istante vissuto, nel campo della novità, ampliato all’ennesima potenza, così mi ritrovo a desiderare di fissare ogni minuto vissuto, ogni secondo, ogni viso. La valanga di emozioni che mi pervade è indescrivibile, qui è tutto al contempo delirante e meraviglioso: le persone nelle metro sono silenziose e composte, al cellulare parlano piano, scendi dalla metro e vieni invaso dalla assordante rumore del traffico, e da pugni… sì sono proprio pugni… di profumi che si accavallano l’un l’altro… Dall’odore di riso e cocco, all odore terribile e a volte nauseabondo di cibo fritto, ma come ti ripeto tutto, tutto qui è meraviglioso, sembra di essere immerso in uno di quei documentari sulle grandi città, che si possono vedere solo alla pay TV. Il cuscino mi attende e provo a recuperare un po’ di jet lag, domani mi attende una giornata campare. Tuo “specchio camminante”

Trieste in 4 ore

(ITA) Nelle filosofie orientali si dice che “solo perché hai scelto di fare QUESTO che può accadere QUELLO”. Quindi è grazie a questo piccolo viaggio a Ljubljana, che durante il viaggio di ritorno, sono piacevolmente costretto ad una piacevolissima sosta di circa 4 ore a Trieste. Quale occasione migliore per rivedere dolcissime anime conosciute in Spagna.
La visita inizia subito da uno degli angoli più famosi e suggestivi della città: la breve camminata di fronte a Piazza Unità d’ Italia che porta alla vista di un mare suggestivo, che si unisce facilmente ad un cielo grigio e nebbioso, quasi in un suggestivo dipinto, con navi che sembrano quindi galleggiare nel vuoto. "Falco" and "warehouse 18"

Alla mia destra, vedo così per la prima volta i grandi antichi argani, dei cantieri navali oramai in disuso, chiamati “falco”. Si può facilmente immaginare quanto immensi siano i rispettivi fratelli maggiori della famosa Fincantieri di Monfalcone. A fianco di questo antico reperto, si trova il famoso “magazzino 18” edifico antico che raccoglieva i beni degli esuli in Istra, Dalmazia, etc. Riportato alla ribalta anche grazie al recente, famoso, spettacolo di Simone Cristicchi.

E’ il momento di prendere un classico aperitivo in centro, passiamo quindi davanti alla statua di Umberto Saba, Umberto Saba
triestino DOC, senza bastone da passeggio, ovviamente impossibile frenare la curiosità. Sorridono e mi dicono “ Beh semplice, perché appena gliene mettono uno nuovo, glielo rubano!! …così hanno rinunciato!”

Tra le mille cose da vedere, che mi vengono elencate, per un prossimo giro, è la famosa e suggestiva linea tranviaria di Opicina, il cui tragitto su binari, vanta uno dei tratti con maggiore pendenza d’Europa (800m al 26%!! Trascinato con fune in salita e frenato in discesa da “carri scudo” vincolati all’impianto funicolare )
Ma il tempo scorre, e la mia piccola sfida di vedere il meglio di Trieste in circa 4 ore volge quasi al termine, così non rimane altro che fare la bellissima camminata “Barcola” che porta dal centro città, al famoso castello di Miramare. Questa lunga passeggiata è ciò che di meglio può chiedere un runner, ma al contempo, mi viene raccontato, come sia impossibile, in pieno agosto, fare questo percorso, in quanto il vero triestino DOC (la cui regola principale è essere abbronzato tutto l’anno, a tutti i costi) si spiaggia con il suo asciugamano su questa lunga striscia di cemento, rendendo quasi impossibile camminare.

Il castello, che rapisce per il contesto e la bellezza, è stato abitazione di Massimiliano d’Asburgo e Carlotta, diventata pazza dopo il suicidio del suo amato. Inoltre, per cure medice è stata anche sede della famosissima principessa Sissi. A questo punto immagino quanto bellissima dovrebbe essere la manifestazione “Luci e suoni” che racconta, grazie ad una sapiente abbinamento di voci narranti e luci, la storia dei due sfortunati amanti.
E’ presente, nel parco del castello, anche una piccola sfinge che sembra provenire realmente dall’Egitto, e che una leggenda triestina, che non ho approfondito, racconta portare sfortuna in non si sa quale modo. INCIPIT …sempre in tema di leggende triestine, se volete annullare questa sfortuna, basta mangiare le famose fave triestine (e non parlo di legumi, ma bensì di un dolcetto pazzesco, a base di mandorle), che sembrano portare invece moltissima fortuna FINE INCIPIT


Il tempo è scaduto, ed è ora di rientrare. E’ con infinita gratitudine, gioia e con promesse di un rapido ritorno in terre triestine, il prima possibile e in una stagione più propizia che abbraccio i miei contatti.

Un’altra breve avventura affascinante mi aspetta tra Piemonte e Svizzera

Sunsset on the Trieste's gulf

(ENG) In oriental philosophies it is said that “only because you chose to DO THIS that can happen THAT”. So thanks to this little journey to Ljubljana, which on the return journey, are pleasantly forced to a pleasant stop for about 4 hours in Trieste. Which best opportunity to review sweet sweet souls known in Spain.
The visit begins right at one of the most famous and evocative corners of the city: the short walk in front of Piazza Unità d’Italia which leads to the sight of a suggestive sea that easily blends into a gray and foggy sky, almost in a suggestive painted, with ships that seem to float in the void.
To my right, I see for the first time the great antique winches, nowadays unused shipyards, called the “hawk”. One can easily imagine how immense they are the respective big brothers of the famous Fincantieri of Monfalcone, near Trieste. Alongside this ancient find, there is the famous old “warehouse 18” which collected the goods of exiles in Istria, Dalmatia, etc. Also brought to the fore thanks to the recent, famous, Simone Cristicchi (Italian artist) show.

It is time to take a classic aperitif in the center, so before the statue of Umberto Saba, famous writer born here, without walking stick, and  obviously can not curb the curiosity. They smile and they say me, “Well simple, because just put a new one, someone  stole it! … so they gave up! ”

Among the many things to see, which are listed for me, for the next tour, is the famous Opicina tramway, whose track on the track boasts one of Europe’s most sloping trails (800m to 26%!) Dragged with rope climbing and braking downhill from “shield wagons” bound to the funicular system)
But time runs, and my little challenge to see the best of Trieste in about 4 hours turns almost at the end, so there is nothing more than doing the beautiful “Barcola walk” that leads from the city center to the famous Miramare Castle. This long walk is the best thing to ask for a runner, but at the same time, it is told me, as it is impossible, in August, to make this road, as the true triestino DOC (whose main rule is to be tanned all the ‘ year, at all costs) you beach with your towel on this long strip of cement, making it almost impossible to walk.

The castle, which kidnaps for context and beauty, was home to Maximilian of Habsburg and Carlotta, who became crazy after the suicide of his beloved. In addition, for medical care was also the home of the famous Princess Sissi. At this point I imagine how beautiful the “Lights and Sounds” event should be, telling the story of the two unlucky lovers thanks to a wise combination of narrative and lights.
There is also a small sphinx in the castle park, which seems to come from Egypt, and that a Trieste legend, which I have not read in, tells us to bring misfortune in no way. INCIPIT if you want to undo this misfortune, just eat the famous triestine beans (and not talk of legumes, but a cuddly cake, made from almonds), which seem to bring a lot of luck END INCIPIT
The time has expired, and it is time to come back. It is with endless gratitude, joy and promise of a quick return to trieste land, as soon as possible and in a more favorable season that I embrace my contacts.

Another fascinating little adventure awaits me between Piedmont and Switzerland