Autumn in Ljubljana – day 4

(ITA) L’ultimo giorno è una festa! Ma non perché riparto, perché semplicemente oggi è San Martino (che vuol dire festa del vino novello) ed il centro storico si riempie di bancarelle per assaggi di ogni genere, danze tipiche e profumi di cibo. Insomma l’autunno in tutte le sue più bellissime forme. Prendo l’occasione, per visitare una parte coperta del mercato che non avevo visto precedentemente. Una sorpresa veramente unica: potica, torta tipica della città, solitamente ripiena di frutta secca e arrotolata come uno strudel, ma può essere arricchita anche in diversi modi. Un’ esplosione di sapori che non si può spiegare: avvolgente, intensa.

Ecco quello a cui aspiro, ripeto: non sono importanti i monumenti, ma questi momenti (gioco di parole non voluto), essere a contatto con le persone che sorridono per la mia espressione di gioioso stupore, conoscere la realtà del territorio attraverso il genuino contatto umano. Questo 5 minuti di puro godereccio culinario sono stati l’ “arrivederci” che la città mi ha donato. Non posso essere più felice.

Un passaggio per Tivoli park solo per rendersi conto che è un bellissimo enorme “parco giochi” per anime runner.

La mia visita alla capitale slovena si conclude con una serena e semplicissima serata nella quale ho condiviso qualche esperienza fatta nel mio ultimo Cammino di Santiago, ed un bicchiere di vino in un piacevolissimo tranquillissimo locale del centro.

Considerazioni finali (o presunte tali)

Anche se non amo molto la cultura dell’est ( l‘idioma pieno di consonanti è difficile da ascoltare, una mia fissazione, colpa della recente esperienza spagnola) sono stato felice di aver avuto l’opportunità di conoscere questa città che sicuramente dà il meglio di sé durante la bella stagione (immagino gli artisti di strada che occupano i ponti o la passeggiata lungo fiume). E’ una città che ad ogni angolo, come già detto l’altro ieri, sfoggia tutto il suo essere “green” (non vedo ora di tornare per poter girovagare in bici per la città), vive ritmi lenti e tranquilli, e soprattutto è estremamente giovane (basti pensare a tutta una serie di impressionanti facilitazioni per gli studenti universitari che non sto qui ad elencare). Non posso fare altro che programmare un secondo giro non appena possibile, e dedicarmi al lato culinario, magari anche in prossimità di qualche festival, giusto per conoscere un pò di vita notturna.

(ENG) The last day is a party! But not because I’m ready to restart, but today’s San Martino (which means a novel wine party) and the old town fills with stalls for every kind of tastes, typical dances and scents of food. I mean , see autumn in all its most beautiful shapes. I take the opportunity to visit a covered part of the market I had not seen before. A truly unique surprise: potica, typical city cake, usually filled with dried fruits and rolled up like a strudel, but can be enriched in a variety of ways. An explosion of flavors that can not be explained: enveloping, intense.

Here’s what I aspire to, I repeat: Monuments are not important, but these moments (wordplay unwanted), be in touch with people who smile for my expression of joyous amazement, know the reality of the territory through genuine contact human. This 5 minutes of pure culinary enjoyment was the “goodbye” the city gave me. I can not be happier.

A pass for Tivoli park just to realize that it is a beautiful huge “playground” for anime runner.

My visit to the Slovenian capital ended with a serene and simple evening where I shared some of my experience on my last Santiago Way, and a glass of wine in a very quiet and quiet place in the center.

Final considerations (or supposed ones)

Although I do not really love East culture (the idiom full of consonants is hard to hear, my fault, due the recent Spanish experience) I was happy to have had the opportunity to know this city that will surely give the best of itself during the beautiful season (I imagine street artists occupying the bridges or the riverfront promenade). It is a city that, as the other said two days ago, has all its “green” being (I can not wait to go back to cycling around the city), it is slow and quiet, and above all it is extremely young (just think of a whole host of impressive facilities for university students I’m not here to list). I can only do a second tour as soon as possible, and devote myself to the culinary side, maybe even near a few festivals, just to know a little about nightlife.

 

Autumn in Ljubljana – day 3

(ITA) Iniziare la giornata facendo colazione in una prigione: si può chiedere di meglio? Assolutamente no!

E’ così che è andata stamane: Celica Hostel è un ex carcere militare abbandonato, e convertito in uno dei più interessanti ostelli della Slovenia. Ogni celica (cella appunto) ha un design ed un arredamento unico, mentre nella sala adiacente al bar si tengono serate musicali, un posto davvero affascinante. Ma ancor più affascinante è il contesto a cui appartiene: a pochi passi si trova Metelkova famoso centro culturale urbano, quartiere a sé stante e sede di eventi artistici di vario genere, in puro stile underground.

Dopo colazione mi avventuro con soggezione e rispetto: il quartiere, che vive solo di notte, risulta essere ovviamente deserto, sembra quasi abbandonato, e non nascondo che quelle poche persone che si spostavano (cappucci abbassati) mettevano una certa soggezione. Sicuramente luoghi come questo e Rog, visto ieri, nella mia piccola e limitata esperienza sono la più totale e, per me, curiosa rappresentazione della realtà underground della cultura dell’est. Mi ritrovo così a fantasticare come dietro qualche portone arricchito solo di un particolare graffito, che pochi possono riconoscere,  si possano nascondere altre realtà come queste.

Tra il “must to do” in Ljubljana mi rimane da visitare il castello, così decido di pranzare in prossimità del centro storico. Se da una parte, la cucina della capitale Slovena fatica ad avvicinarsi al mondo vegetariano (prevalgono piatti a base di carne e un tipo di gulasch che mi dicono fare concorrenza a quello originale ungherese), la città offre comunque un’interessante ed ampia scelta di cucina etnica. C’è solo l’imbarazzo della scelta.

Decido di salire a piedi, per poi scendere con la famosa funicolare, ma come già detto, non è nelle mie corde perdermi in monumenti e panorami cittadini.

Il centro cittadino oggi mi ha riservato una piccola sorpresa: una zona rimane chiusa al traffico di qualsivoglia tipo, in quanto è tutto trasformato in set cinematografico! Ma a parte questo, riflettevo su come questa città mi abbia oramai detto tutto quello che voleva dirmi, almeno in relazione a questa stagione, e come non ci sia altro, per ora, da condividere. Quindi domani programmo di visitare l’ultima cosa rimasta: il maestoso parco Tivoli in attesa del piccolo evento serale con tema Cammino di Santiago, uno dei principali motivi della mia visita slovena.

Così la giornata termina in ostello, e mentre scrivo mi fa compagnia la scena di 6 ragazzi che giocano a carte, condividendo una bottiglia di vino e parole, si può chiedere di meglio?

(ENG) Start the day by having breakfast in a jail: can you ask for better? Absolutely not!
That’s how it went today: Celica Hostel is an abandoned military prison, and converted into one of the most interesting hostels in Slovenia. Every celica (cell) is uniquely designed and decorated, and in the hall adjacent to the bar there are some nice musicals event on the evening, and so a truly fascinating place. But even more fascinating is the context to which it belongs: a few distance there is Metelkova. It’s a famous urban cultural center, a seaside quarter and home to artistic events of various kinds in pure underground style.
After breakfast I go to visited with admiration and almost respect: the district, which lives only at night, is obviously deserted, seems almost abandoned, and I can’t hidden that the few people who moved (lowered hoods) put a certain subjection. Certainly places like this and Rog, seen yesterday, in my small and limited experience are the most complete and, for me, curious representation of the underground reality of Eastern culture. My mind fantastic as behind some doors enriched only with a particular graffiti, which only few person can recognize, can hide other realities like these.

About the “must-do” in Ljubljana I have to visit the castle, so I decide first of all to have lunch near the old town. In one side, the kitchen of the Slovenian capital struggles to get closer to the vegetarian world (they prevail strongly on meat dishes and a type of gulasch that someone tell me to compete with the original Hungarian), to the other side the city still offers an interesting and wide choice of ethnic cuisine. There is only the embarrassment of choice.
I decide to go to the castle by foot, then go down to the famous funicular, but as I said, it is not in my veins to be lost in monuments and city views.

The city center today has given me a little surprise: a downtown area is closed to any type of traffic, because it’s turned into a movie set! But apart from this, I reflected how this city has told me all that it wanted to tell me, at least in relation to this season, and there is not nothing else to share. So tomorrow I would like to visit the last thing that remains to be seen: the majestic Tivoli park, waiting for the small evening event about The Way of Santiago, one of the main motives of my Slovenian visit.

So the day ends in a hostel, and while I’m writing see the scene of 6 kids playing cards, sharing a bottle of wine and words, can you ask for better?

Autumn in Ljubljana – day 2

(ITA) Il secondo giorno non inizia sotto i migliori auspici: grigio freddo e pioggia accompagnano i miei primi passi per il centro storico.
Il mercato (che profuma di cavolo e crauti) ovviamente risulta deserto, e quei pochi ritratti che provo a rubare vanno a finire nel cestino non appena un signore, vestito di una uniforme che non identifico, mi ammonisce in modo duro, per il semplice motivo che non posso fare foto alle persone senza chiedere. Complice anche la mia inesperienza che mi fa muovere tra la gente con poca accuratezza.
Così, un poco demoralizzato mi sposto al mercato del pesce sotterraneo, ma anche questo mi dà poca soddisfazione. Non c’è niente da fare, la giornata non ingrana, cosi vago senza meta (trovo Butcher’s bridge, Ponte Milvio è nulla a confronto) in attesa del mio freewalk tour nella speranza di avere un approccio migliore e di trovare qualcosa di più, cosa che accade, grazie ad un gruppo nutrito ed una simpatica guida (freewalktour si rivela una garanzia!! per me due centri su due!)

Cosi due ore volano in allegria e serenità, ascoltando storie sulla città e aneddoti poco conosciuti. Rimango molto colpito dalla sua identità green: non sono abituato a vedere parcheggi verdi per poter ricaricare le auto, e ancor più strano vedere così facilitato il noleggio delle bici per muoversi nella città. Ci sono addirittura taxi elettrici gratis nella zona pedonale!

Dopo un pranzo frugale decido di finire la giornata, seguendo il suggerimento delle persone che conosco qui, di andare a cercare Rog. Il mio inglese lascia molto a desiderare e non avevo capito di preciso cosa si trattasse, così, non avendo aspettative, mi ritrovo proiettato in un set di un film in puro stile Kusturica. Rimango a bocca spalancata di fronte a questa struttura di 7000 mq. (ex fabbrica di biciclette) abbandonata, divenuta centro culturale politico autonomo, sede di importanti eventi alternativi (musica su tutti), mi rapisce e mi affascina, in particolare per un mega graffito (nella mia più totale ingenuità mi chiedo come lo abbiano realizzato), e per le “opere” a cielo aperto, disseminate in un’ area all’aperto poco curata.

Cosi mi ritrovo ansioso per domani: mi aspetta Metelkova.

(ENG) The second day does not start under the best auspices: gray, cold, and rain accompany my first steps to the historic center.
The market (which smells of cabbage and sauerkraut) obviously is deserted, and few portraits I try to steal will end up in the trash as soon as a gentleman dressed in a uniform that does not identify me warns me hard, for the simple reason that I can not make photos to people without to ask. My inexperience is also complicated that makes me move among people with no accuracy.
So, a bit demoralized I move to the underground fish market, but this also don’t gives me little satisfaction. Simple, the day is not ingrained, so vague with no goal (I find a bridge  full of padlocks that Ponte Milvio is nothing to compare) waiting for my freewalk tour in the hope of having a better approach and finding something more, something that happens thanks to a big group and a nice guide (freewalktour reveals a guarantee)
So two hours fly in joy and serenity, listening to stories about the city and little-known anecdotes. in particular I’m still very impressed about its green identity: I’m not used to seeing green car parks to reload car and also so much easier to rent bikes to move around the city. There are even free electric taxis in the pedestrian zone!

After a frugal lunch I decide to end the day, following the suggestion of the people I know here, to go find Rog. My English in funny full of mistakes, I did not understand exactly what it was, so, having no expectations, I find myself projected into a set of a pure Kusturica style movie. I am lying opened wide in front of this 7,000 square meter structure. (formerly a bicycle factory) abandoned, become an autonomous political center of culture, home to important alternative events (music on everyone), captures me and fascinates me, especially for a mega graffiti (in my most ingenious I wonder how they did it) , and for “open-air” works, spread in an unattended outdoor area.
So I find myself anxious for tomorrow: Metelkova is waiting for me.

Autumn in Ljubljana – day 1

(ITA) Dopo la pausa riflessivo meditativa in terre toscane, è ora di ripartire e l’agitazione è piacevolmente tanta….

Mi ritrovo cosi all’ autostazione di Trieste che puzza di posto di confine: la sala d’attesa è piccola e stretta, grigia, sporca. Negozi semi-bui e mal curati.

Una passerella di ritratti di meravigliosi visi di donne dell’est, occupano le poche sedie a disposizione per l’attesa, e mentre una famiglia di Rom mangia per terra, un signore va a comperare dei Kuna (moneta croata). La lingua che ascolto, a tratti diventa incomprensibile, quasi a prepararmi al passaggio di confine in terre a me ignote.

Non ho mai visitato la Slovenia ma, non so come spiegare, è una cosa che sento a pelle in questo frangente, forse perché è autunno e tutto è malinconicamente triste e giallo/marrone, e spoglio, che le persone quasi profumano, vibrano della loro triste passato storico, sembra quasi che coi loro lineamenti quasi duri, e allo stesso tempo anonimi, vogliano rappresentare la loro dignità di appartenere ad una terra tanto martoriata.

E’ ora di riattivare questo mio piccolo spazio nella rete, e mentre scrivo, sono su un comodissimo Flixbus che serpeggia sornione tre le montagne carsiche dipinte di un meraviglioso e (di nuovo) nostalgico marrone/rossiccio.

La mia meta, Lubjana, eletta Best European Green city nel 2016, per trovare persone care incontrate sul cammino.

A view from Tromostovje

La sensazione di vedere tutti questi cartelli con nomi incomprensibili è strana, mentre dallo schermo del finestrino scivolano via paesini adornati da dolci declivi carsici, che non fanno altro che far sorgere ricordi di vario tipo (dalle vacanze adolescenziali ai più recenti paesini galiziani), per il loro semplice servizio di essere sorti lì, dove sono, in mezzo al verde. Arrivo nel tardo pomeriggio, quando comincia a far buio, alloggio all’ Hostel Zeppelin, molto carino e tranquillo che ricorda molto gli Albergues del cammino.

Giusto il tempo di fare un primo giro della città. Si presenta molto carina, tranquilla, quasi a misura di turista: non troppo piccola, né troppo caotica. Visito subito Tromostovje (tre strani graziosi ponti) che accompagnano la vista del castello che domina la città, e vago senza meta, con il classico sorriso beone stampato in faccia che si stupisce per ogni angolino nuovo che scopre. E’ d’obbligo un giro per Zmajski most (il famoso ponte adornato da 4 importanti, anche per dimensione, draghi), e, sono onesto, visti di sera, fanno il suo bell’effetto.
Ma, per quanto la città sia carina, non sono interessato ai monumenti, chiese, palazzi. Son tutte cose per le quali si possono trovare vagonate di spiegazioni su internet.

Credo invece, fermamente, che i luoghi siano persone, voglio provare a parlare di loro, di storie senza trama e senza finale. Questo l’obiettivo di domani.

 

(ENG) After the meditative time spent in Tuscany, it is time to restart and I m excited.

I find myself at the bus station in Trieste facing the border: the waiting room is small and narrow, gray, dirty. Semi-dark and poorly groomed shops.

A picturesque catwalk with beautiful faces of eastern women occupy the few chairs available for waiting, while a family of Rom eats on the ground, a gentleman buys Kuna (Croatian coin). The language I listen to, a treat becomes incomprehensible, almost preparing for the border crossing to me ignorant.

I have never visited Slovenia but, I do not know how to explain, it’s something I feel at skin right now, maybe because it is autumn and everything is melancholyly sad and yellow / brown, and bare, that people almost smell, vibrate of their sad historical past, it almost seems that with their almost tough, and at the same time anonymity, they want to represent their dignity to belong to such a tormented land.

While I’m writing, I am on a comfy Flixbus that snakes in the karst mountains painted by a marvelous and (again) nostalgic brown / reddish.

My goal, Ljubljana, was elected the Best European Green City in 2016 to find people meet on my last Camino of Santiago.

The sensation of seeing all these signs, along the road, with incomprehensible names is strange, while from the window screen some villages run away, adorned by gentle hill, which do nothing but create memories of various kinds (from adolescence to the recent Galician) to their simple service is to be where they are, in the middle of the green. Arriving late in the afternoon, when it begins dark, take in Zeppelin hostel, very nice and quiet, that reminds the typical Albergues of Camino of Santiago.
Just the time to make a first round of the city. It looks very pretty, quiet, almost a tourist size: not too small or too chaotic. Visit Tromostovje (three strange graceful bridges) that accompany the view of the castle overlooking the city, and vague with no destination, with the classic blond smile printed in the face that amazes for every new new corner that discovers. It is mandatory for a tour for Zmajski more (the famous bridge adorned by 4 important, even by size, dragons), and, they are honest, seen in the evening, do its nice effect.
But as far as the city is concerned, I’m not interested in monuments, churches, palaces. They are all things for which you can find wacky explanations on the internet.

I firmly believe, however, that the places are people, I want to try to talk about them, with stories without plot and without end.

This is my goal, tomorrow.

Quote of week #6

(ITA) „Volevo procurarmi uno zaino completo, con il necessario per dormire, ripararmi, mangiare, cucinare, insomma cucina e camera da letto da portare in spalla, e andarmene chissà dove e trovare una solitudine perfetta e contemplare il vuoto perfetto della mia mente ed essere del tutto neutrale rispetto a qualunque idea e tutte.“
-J. Kerouac-

(ENG) “I wanted to get a full backpack with the necessity to sleep, fix, eat, cook, I mean, kitchen and bedroom to carry on my shoulders, and go somewhere to find a perfect solitude and contemplate the perfect void of my mind and be completely neutral compared to any idea and all.”
-J. Kerouac-

Quote of week #5

(ITA) «Tutte le persone che incontriamo sono il nostro riflesso. Ci sono state mandate perché noi, vedendole, correggiamo i nostri errori; e quando noi lo facciamo, anche queste persone cambiano. Oppure se ne vanno per sempre dalla nostra vita».
Boris Pasternak

(ENG) “All the people we meet are our reflection. They were sent because we, seeing them, we correct our mistakes; and when we do it, these people also change. Or they go forever from our lives. ”
Boris Pasternak

Sardegna W.I.P.

(ITA) Mancano 122 giorni da oggi e l’ Hashtag da seguire è #cammino100torri
Semplice….
Lo spero…..

Tutto nasce da quel problema che vivono molti dei quali hanno avuto la fortuna, o la disgrazia (a volte questa è molto dolce), di vivere il Cammino di Santiago. Si torna a casa con quella che può essere definita quasi una malattia: un bisogno insaziabile di continuare a camminare.
Che atto rivoluzionario: camminare!
Sentire i polmoni lavorare come mantici, le gambe girare a giusto regime, il sole che ti brucia la pelle, la Natura, tutto è perfetto.

Ovviamente si può benissimo immaginare come, dopo due mesi e mezzo nella penisola iberica, questa voglia sia diventata particolarmente insaziabile, nel mio caso, e così sono andato a caccia di esperienze da compiere, terre nuove da calpestare, nuovi visi da guardare e nuove storie da ascoltare.

Proprio quando mi ero dato per spacciato, ecco che sbuca fuori dai social network proprio quello che cercavo: il periplo della Sardegna a fine febbraio! Un giro a piedi che porta via quasi due mesi e poco meno di 1300km…. (!!), un percorso che praticamente non abbandona la vista del mare, andando a toccare 100 torri costiere abbandonate che costituivano, a suo tempo, per l’isola, il sistema difensivo, di comunicazione e di avvistamento. Un percorso in una terra a me completamente sconosciuta, che mi attira particolarmente.

Impiego solo un paio di giorni per capire se e come aderire all’iniziativa, così contatto N.M. (principale responsabile del progetto), per avere maggiori informazioni. Rimango coinvolto dalla sua simpatia, dalla determinazione e da tutto il suo progetto, un grande progetto. Tanto che entriamo subito in sintonia, ipotizzando così una collaborazione che si preannuncia davvero interessante.
Il gioco, a questo punto, è molto semplice: rimanere in attesa, contare i giorni, immaginare, sognare.

Per approfondimenti consiglio caldamente di visitare il loro sito (www.cammino100torri.com)

 

(ENG) There are 122 days out of now and the Hashtag to follow is #cammino100torri Simple….
I hope…..

Everything come from the problem that many of whom have had the luck or misfortune (sometimes this is very sweet), to live the Camino of Santiago. You go back home with almost a disease: a never-ending need to keep walking.
What a revolutionary act: walking!
Feeling the lungs work like bellies, legs turn right, sun burning your skin, nature, everything is perfect.

Obviously you can imagine how, after two and a half months on the Iberian’s experience, this desire has become particularly insatiable in my case, and so I went on hunting for experiences to do, new lands to walk, new faces to look at and new stories to listen.

Just when I thought I was out, what I was looking for was coming out of the social: a incredible trip Sardinia at the end of February! A walking tour that takes away almost two months and just under 1300km …. (!!), a route that virtually does not leave the sea view, going to touch 100 abandoned coastal towers that were, at the time, for the island, the defensive, communication and sighting system. A path to a land completely unknown to me that attracts me particularly.

I use a couple of days to understand if and how to join the initiative, so contact N.M. (principal project manager), for more information. I remain involved with his sympathy, determination and all his project, a great project. So much so that we immediately come in tune, suggesting a very promising collaboration.

The game at this point is very simple: stay in wait, count days, imagine, dream.
For further information, I highly recommend visiting their website (www.cammino100torri.com)

Meditation time

(ITA)

Non c’è una tappa zero, o prima tappa. Semplicemente…la successiva.

Per la tappa, appunto, successiva, di questo peregrinare alla scoperta di me stesso e alla ricerca di storie da ascoltare, ho optato per una soluzione più riflessiva, meditativa. Così sono tornato in un contesto molto speciale, a 20 Km. da Rosignano (prov. di Livorno).

Un luogo che chiamo (anche questo) “casa”.

Un luogo di silenzio, di pace, un vero e proprio angolo di Tibet, circondato dalle meravigliose colline toscane.

Negli anni 70 una famiglia dona il loro podere ad un Lama che, grazie al lavoro di volontari viene trasformato così in uno tra i più importanti centri, a livello europeo, per la preservazione di quel ramo della filosofia buddhista che viene chiamata Mahayana (in parole povere si ragiona sul fatto che la nostra felicità passa solo ed esclusivamente attraverso la felicità degli altri, dando quindi a loro la priorità e la nostra più totale attenzione)

Quando torno qui, ho possibilità di ritrovare un pò di equilibrio, ho possibilità di ascoltare il silenzio, di lasciar la mente fluire, e quindi di riprendere contatto con la parte divina che risiede in ognuno di noi. In particolare ho anche bisogno di cominciare a creare una certa progettualità per il futuro, e soprattutto, dopo un difficile ritorno in terra Italiana, a ritrovare quella parte di me stesso con la quale avevo ottimi rapporti, durante la mia esperienza iberica.

Nel momento stesso in cui si lascia fluire il corso di eventi, restando con una mente aperta, in accoglienza e non giudicante, si ha inoltre la possibilità di vivere vere e proprie magie.

Mi spiego meglio: per un evento importante qui all’Istituto, sono arrivate persone da tutta Europa. Nel dialogare con alcune di esse ho capito di avere molte opportunità in posti che nemmeno avrei immaginato. Queste magie accadono anche semplicemente prendendo un tea: arriva questa cara persona che non vedevo da molto tempo, e con la più totale innocenza scopriamo che per l’inverno ci sono ottime possibilità di condividere gli stessi programmi, che a loro volta aprono nuove prospettive e così via, come le ramificazioni di un albero.

Ieri avevo bisogno di staccare un pò da tutto e da tutti, così mi sono andato ad infilare in un mio segretissimo angolino nascosto, tra i vigneti, solo per poter ascoltare il cielo e guardare il silenzio.

Accade allora che il respiro rallenta, la consapevolezza dello spazio circostante aumenta, e solo allora nasce quel sorriso che sorge dal cuore , che ti fa sentire in profonda connessione con l’ambiente circostante e la Natura.

Solo allora si può Ascoltare.

Solo allora si trova la consapevolezza di quale sarà il passo successivo.

(ENG)

There is no zero step or first step. Simply … the next.

For this step of peregrinating to the discovery of myself and the search for stories to listen to, I opted for a more reflexive, meditative solution. So I returned to a very special setting, 20 Km from Rosignano (Prov. Of Livorno).

A place I call (also this) “home”.

A place of silence, peace, a true corner of Tibet, surrounded by the wonderful Tuscan hills.

In the 1970s, a family gave their farm to a Lama who, thanks to the work of volunteers, became one of the most important centers of all Europe for the preservation of that branch of Buddhist philosophy called Mahayana (simply think that our happiness passes only and exclusively through the happiness of others, giving them their priority and our greatest attention).

When I come back here, I have the opportunity to find some balance, have the opportunity to listen to silence, to let my mind flow, and then to get back to the divine part that resides in each of us. In particular, I also need to start creating some planning for the future, and above all, after a difficult return to the Italian land, to find that part of myself with which I had great relationships during my Iberian experience.

At the same time that the course of events is left to flow, with an open, welcoming and non-judgmental mind, there is also the chance to live true magic.

Let me explain better: for an important event here at the Institute, people from all over Europe have arrived. In conversation with some of them I realized that I had many opportunities in places that I would not have imagined. These is also happen by simply taking a tea: this dear person who I have not seen for a long time comes, and with the utmost innocence we discover that for the winter there are great opportunities to share the same programs, which in turn open new perspectives and so on, like the ramifications of a tree.

Yesterday I needed to away from it everything and everybody, so I went into a mysterious hidden corner, in the vineyards, just only to hear the sky and watch the silence.

It happens then that the breath slows down, the awareness of the surrounding space increases, and only then does that smile come from the heart, which makes you feel in deep connection with the surrounding environment and Nature.

Then you can Listen.

Then is the awareness of what will be the next step.