Fondo lento

Mentre sto valutando una spesa da fare per realizzare video o foto decenti durante il mio vagabondare  e/o correre (go pro? drone? nulla?), ho ripreso in mano il significato di “fondo lento”. Nel senso che non l’ho mai fatto come si deve.
Il fondo lento per definizione è una corsa lenta, quindi fondamentalmente rigenerante e di lunghissima distanza (generalmente per chi prepara una maratona si parla di 22 – 30km). Serve anche ad allenare le fibre lente e abituare il corpo a consumare il meno possibile sulle lunghe distanze (maratona appunto).

Probabilmente la persona che segue i miei allenamenti me l’avrà anche detto, ed io, testa dura, non l’ho mai ascoltato. Ma ieri è scattato qualcosa di diverso, strano, nuovo, che non riesco tutt’ora a definire e verbalizzare (di solito il concetto di andare lento mi è davvero estraneo, cioè mi porto sempre a spingere, sino al limite, e invece……)

Ieri era una giornata veramente grigia, e rischiavo di rimanere chiuso in stanza tutto il giorno, ma ad un certo punto, con un giusto colpo di reni, ho deciso: “proviamoci!! Accidenti a me!”, così parto senza aspettative e con determinazione e disciplina a non staccare gli occhi dall’orologio per non “andare troppo forte” (un fondo lento andrebbe eseguito a circa 45 sec. in più rispetto al ritmo di gara previsto).

Fondo lento

Questa preziosa combinazione mi ha dato quindi un bellissimo regalo: totale rilassamento, puro divertimento, e possibilità di godere del magnifico paesaggio della baia di Santander. Ma la cosa più bella è che la mia mente si è ingannata da sola, entrando in una sorta di loop di felicità (cosa che dovremmo fare sempre nella nostra quotidianità, abituarci alla felicità): ho iniziato a dirmi “accidenti come sto bene e come sono rilassato” e nel ripeterlo, stavo sempre meglio, man mano che macinavo strada. Al 15km mi sentivo altri 10km sulle gambe e questo mi ha stampato un bellissimo sorriso da ebete in viso! Più andavo avanti e meglio stavo, sino al 17°km quando ho cominciato a staccare gli occhi dall’orologio, e nel modo più leggero possibile, ho lasciato che le gambe girassero da sole ad un ritmo decisamente più allegro, consumando però, nel giro di poco, le energie rimaste. Se da una parte mi spiace perché sarei arrivato tranquillamente almeno a 25km all’ altra ho vissuto una felicità che non ha eguali, che solo la corsa, in un contesto come la costa della Cantabria, ti può donare.

Cantabria e Santander

Mi trovo nel capoluogo di questa meravigliosa regione, situata tra i Paesi Baschi e le Asturie, da oramai un mese, per poter tentare di migliorare le mie competenze nella lingua iberica, presso una tra le più famose università per stranieri di tutta la nazione (Universidad Internacional Menèndez Pelayo).
Un’avventura piacevolmente impegnativa che, oltre alle sessioni di coach e gli allenamenti per la maratona, mi porta via tutto il giorno, e, a malincuore, non ho ancora avuto la fortuna di uscire dalla città. Ho, invece, la fortuna di essere seguito da un insegnante di cultura davvero appassionato, che mi aiuta a vedere con occhi nuovi questa nazione, ed in particolare la Cantabria che si rivela essere così una grande sorpresa. Coste che non hanno da invidiare alle coste della Galizia, cascate mozza fiato, montagne che fanno il verso alle mie Alpi (picos d’Europa). Per non parlare della tradizione enogastronomica (dal bacalao al pil pil -baccalà con salsa all’aglio- alle preziosissime acciughe di Santoña – vendute a peso d’oro – al sobao – dolce ultra energetico -) e storico culturale (las amas de cria – la balia – viene riservato addirittura un museo in un contesto naturalistico pazzesco).
Santander, la capitale della Cantabria, è invece una cittadina portuale molto piacevole e tranquilla, con un passato storico interessante, e meta preferita di vacanzieri madrileni. Tra i miei percorsi preferiti il più affascinante mi porta al faro Cabo Mayor, uno dei primi fari moderni di tutta la costa cantabrica, per poi proseguire, per 5 km circa, lungo una costa, a picco sul mare, di inestimabile bellezza.
Dopo aver visto questo video in classe sono certo che ho bisogno di tornare qui per capire e conoscere in modo davvero approfondito questa meravigliosa terra.

Qualche giorno fa esce un articolo, sul giornale locale, che suscita qualche aspra critica e perplessità in classe, da parte dell’ insegnante e da me totalmente condivisa. L’articolo racconta che la famosa guida di viaggio Lonely Planet, bibbia di molti viaggiatori, ha inserito la cantabria al secondo posto tra le mete più ambite del 2018 (il primo posto, con mia grande perplessità, è l’Emilia Romagna). la conseguenza di ciò, che spesso non traspare subito, è l’invasione di un turismo, non consapevole, incontrollato, con conseguente problema di innalzamento generico dei prezzi su alcuni prodotti (immobili compresi – ricordiamo che in alcune zone della Spagna il turismo massivo è diventato un problema a volte ingestibile). Le conseguenze si riflettono anche sul fattore culturale-umano: basti pensare, ad esempio, che la panchina considerata la più bella al mondo, qui sulle coste del Mar Cantabrico, è diventata meta di troppi turisti…e immaginare, magari, prima di questa invasione, la coppietta di anziani del paese, che andava lì, per godere del silenzio e della tranquillità, ora è costretta ad altro.

 

Sono consapevole che non si può negare tutta questa bellezza al mondo, sono il primo a dire (e lo ripeto) che voglio tornare per visitare meglio questa regione ed immergermi in tutte le sue meraviglie, ma è vero anche che si potrebbe lavorare con più consapevolezza per un turismo molto più responsabile, rispettoso. Cosa fare di concreto? Inventare, creare, specializzarmi per divenire una guida responsabile in modo nuovo ed originale, per far conoscere ed insegnare a rispettare le meraviglie enograstronomiche e culturali della Cantabria.

Voi cosa ne pensate? Cosa fareste di concreto?

Piccolo Principe ONLUS e Salomon Running Milano (help request)

Piccolo Principe Cooperativa Sociale è una cooperativa sociale Onlus fondata nel 2005 che svolge attività sul territorio di Milano e hinterland. Scopo della cooperativa è quello di perseguire l’interesse generale della comunità alla promozione umana e all’integrazione sociale dei cittadini attraverso la gestione di servizi socio – sanitari, assistenziali ed educativi. xmarchio_scelto,P20PiccoloPrincipe_0.png.pagespeed.ic.F05Rkt5lHMLa cooperativa intende promuovere il benessere psicosociale individuale e collettivo in un contesto multietnico, multiculturale valorizzando le potenzialità e risorse della persona e favorendo lo sviluppo di una cultura dell’integrazione tra individui e società. Le aree di intervento riguardano i servizi per la famiglia e i servizi per lo sviluppo personale e interessano giovani, adulti e anziani. Piccolo Principe Onlus fa parte del Consorzio SIR, Solidarietà in Rete. È inoltre accreditata in Regione Lombardia per i servizi alla formazione e al lavoro. Dal 2013 la Cooperativa fa parte della rete Alzheimer del comune di Milano e dal 2015 è accreditata al sistema Domiciliarità del Comune di Milano. Piccolo Principe Onlus fa parte del tavolo Sociale del Municipio 5 all’interno del quale coordina il Gruppo di Lavoro Anziani ed è partner del progetto Welfare in azione che prevede la gestione di WeMI San Gottardo. Dal 2018 ha avviato la gestione del Centro Milano Donna del Municipio 8 di Milano, luogo di supporto per le donne e le famiglie del territorio. La campagna di raccolta fondi #NonTiScordarDiMe, della quale questa iniziativa fa parte, mira a raccogliere fondi per sostenere le attività di assistenza agli anziani, così da poter continuare a erogare servizi gratuiti per gli anziani malati di Alzheimer e altre forme di demenza.

Attraverso questo modulo potete iscrivervi alla Salomon Running Milano allo stesso identico costo, ma avremo e avrete la possibilità di donare una parte dell’iscrizione a questa fantastica ONLUS.

Vi chiedo la possibilità di essere il vostro ambasciatore per il piccolo principe durante questo speciale trail cittadino.

Condividete quanto più potete!

Vi ringrazio di cuore

 

Nuove sfide!

Il cammino di Santiago…quanti non lo conoscono? Un’ esperienza indimenticabile che ti cambia la vita: un mese in mezzo alla natura, solo uno zaino sulle spalle e i propri piedi a sostenere la tua forza di volontà.

Nella terra iberica, questo, non è l’unico percorso fattibile (notavo ora che la maggior parte dei sentieri si sviluppano nella Spagna del nord): il cammino dei fari, per chi ama fare senderismo (leggi escursionismo) e per chi, come il sottoscritto nutre un certo amore per la terra iberica, diventa quasi una sorta di tappa obbligatoria. E’ un percorso che segue la famosa costa della morte (nome infausto dovuto ai numerosi naufragi, ma non ha nulla a che vedere con bellezza estrema dei paesaggi, e della gente) partendo dalla piccola cittadina Malpica (Galizia), per arrivare al famoso faro di Finisterre, con un totale di 200km in 8 giorni. Ecco quindi la locazione per esprimere il mio compromesso tra la smania di camminare zaino in spalla, e il non poter smettere di correre.

E’ venuto allora il momento di sfidarsi, di fare sul serio, di testare e capire i propri limiti.

Questo vale nella vita, sempre, ma anche in questo mio percorso di avvicinamento verso la regina delle gare su strada. Il 15 giugno partirò da Milano con altri 3 cari amici, che hanno scelto invece di camminare, per avvicinarci a Santiago di Compostela e poi Malpica.

Partenza il 18 giugno! La prima prospettiva è quella di correre un minimo di 6 giorni su 8 (bisogna sviluppare anche l’umiltà di ascoltare il corpo e concedergli riposo), e questa  cosa mi fa paura, ma è quella paura che a sua volta alimenta l’adrenalina: fremo, sono carico di curiosità, mi sto concentrando per partire senza aspettative, e con la voglia di lasciarmi stupire e meravigliare dai grandi paesaggi della costa galiziana. Non vedo l’ora di fare esperienza, non vedo l’ora di imparare a sbagliare, di sorridere mentre corro, di farmi scaldare e bruciare la pelle dal sale marino.

Sono certissimo che comunque andrà ne uscirò con un bagaglio di inestimabile valore.

Hemingway aveva torto!

Mi riferisco alla sua opera più conosciuta “il vecchio e il mare” quando, parlando del protagonista, Santiago, scrive:

Primera playa del sardinero - Santander

Primera playa del sardinero – Santander

Non lo disse ad alta voce perché sapeva che a dirle, le cose belle non succedono

Nulla di più falso!
Perchè? Presto detto.

In generale sono una persona che ama condividere tutto, a volte trascinato dall’entusiasmo del momento, in quanto credo, parafrasando un detto scandinavo, che una gioia condivisa è una gioia raddoppiata e un dolore condiviso è un dolore dimezzato. Spesso, nel passato, quindi, mi è capitato di condividere momenti importanti, o notizie favolose ancor prima che le fondamenta fossero solide, così mi ritrovavo ogni volta con un pugno di mosche tra le mani.

Ma non questa volta.

Questa volta è accaduto un cambio di prospettiva radicale, grazie a persone speciali, grazie alle quali ho capito, in modo forte, che nel fare le cose che amiamo, da soli, c’è una certa forma di energia meravigliosa che si sviluppa, ma nel farle assieme, beh…… WOW! Sono fuochi d’artificio!

Inoltre se rimaniamo in uno stato di apertura non giudicante, nei confronti della Vita, le diamo l’opportunità di sviluppare tutto ciò di cui abbiamo bisogno, o che desideriamo, con i Suoi tempi. Ovviamente, in relazione a ciò, bisogna stare attenti a come si desiderano le cose, perché si avverano, sempre…e spesso non ce ne accorgiamo, non avendo l’opportunità di sviluppare così, una meravigliosa forma di Gratitudine.

In conclusione cosa mai è successo?

Tempo fa si era palesato un progetto importante, al limite dell’impresa sportiva, in collaborazione con una ONLUS altrettanto importante, e ancor prima delle conferme finali, avevo cominciato a smuovere le acque, per cercare aiuto logistico e non. Per ragioni a me sconosciute tutto si è improvvisamente impantanato…..

Passa un certo tempo e questo fine settimana, durante l’ultima lezione di Coach ci viene chiesto di condividere una vittoria, una conquista che abbiamo ottenuto, durante il tempo trascorso dall’ultima lezione. Con il mio solito modo leggero e innocente condivido una piccola conquista nella corsa. Una studente a me cara alza la mano e mi dice, in parole povere: “ti andrebbe di correre a Milano, in rappresentanza della ONLUS per la quale collaboro??” Dire che ero basito, è poco. Un regalo meraviglioso, una notizia stupenda che, indipendentemente da come si svilupperà (e le prospettive sembrano comunque essere luminose), mi ha dato una spinta ed una carica indescrivibile, un’onda di emozioni che ancora sto cavalcando. Tanto che………..spinto da questi eventi, ho deciso che il 15 giugno parto per un esperienza che non vedo ora di condividere.

Domani proseguono i contatti e cercheremo di capire i dettagli, ma, ripeto, indipendentemente da come andrà, ora sono certo….

Hemingway aveva torto marcio!!
…..e voi cosa ne pensate?

Motivazione

Giusto oggi mi arriva una newsletter di James che riflette sulla MOTIVAZIONE, e in particolare su un fattore (l’ambiente) che in qualche modo la influenza.
Pensavo quindi che sarebbe bello poter condividere qualche pensiero, e qualche riflessione personale, su ognuna delle parole citate nel post precedente. La prima, appunto, la motivazione.

Che cos’è?


Senza perdersi in dissertazioni accademiche, si può facilmente affermare che la motivazione è la scintilla del nostro motore interno: esprimiamo attraverso di essa le ragioni che giustificano le nostre azioni. E’ quindi un lavoro di ascolto introspettivo, continuo, onesto e soprattutto sincero. La motivazione è la risposta alla domanda più fatidica, nel mio caso: perché corri?

Premesso che non sono un atleta professionista e non aspiro certo ad esserlo, corro perché mi rende felice, corro perché questo è l’unico mezzo grazie al quale posso avvicinarmi ai miei limiti, conoscerli abbracciarli, superarli, vincerli. Corro perché attraverso essa ho la preziosa opportunità di conoscermi meglio. Corro perché ho degli obiettivi parziali e a lungo termine. Ecco, riguardo agli obiettivi a lungo termine, proprio in questi giorni sto ri-scoprendo che non sono poi cosi fondamentali, mi spiego meglio: la Maratona è un obiettivo agonistico importante per un atleta, è la cima dell’Everest, un esperienza quasi trascendentale, ma concentrarsi esclusivamente su un obiettivo così alto perdo ovviamente di vista il momento presente (obiettivi parziali, la tabella di allenamento), o ancora: quando si parla del cammino di Santiago si dice sempre che la meta non è Santiago, ma la strada che si percorre per raggiungerla. Nulla di più vero, è un assioma data l’esperienza vissuta. Quindi la motivazione la identifico come la scintilla che mi spinge a mettere le scarpette ed uscire, anche se spesso non ho voglia; è il desiderio ed il bisogno di fare esperienza. Non siamo tutti forse la somma delle nostre esperienze passate?

Come si sviluppa?


Molto banalmente credo che la motivazione si possa sviluppare, come detto poco sopra, solo ed unicamente attraverso un continuo ascolto sincero ed onesto. Ci sono giorni che fatico moltissimo ad uscire: in questo periodo in particolare sto vivendo dei piccoli momenti di pigrizia, ma cerco di cambiare prospettiva, lavorando in particolare per far prevalere le responsabilità che ho, prima di tutto, verso me stesso (il mantenimento del buon stato di salute di questo corpo) e poi verso l’impegno preso con le persone che mi sono a fianco e che mi stanno aiutando.

Cantabria's coast on Santander

E poi diciamolo: sentire la pelle che si scalda al calore di un bellissimo primo sole pre-estivo, e riempire gli occhi di un bellissimo mar di Cantabria, non ha eguali come motivazione.

Cosa la alimenta?


Alla fin fine credo si possa agilmente dire che la motivazione si autoalimenti. Voglio dire: al netto di essere fedele alle proprie responsabilità, al netto dell’obiettivo, parziale o finale che sia non importa, l’esperienza alimenta la motivazione. Oggi, ad esempio, stando a tabella, faccio delle ripetute e mi diverto perché è diverso dal solito, sto bene, etc. etc.; è evidente che la volta successiva che dovrò fare delle ripetute sarò ancor più”motivato” ad uscire, memore appunto dell’esperienza positiva. E se l’esperienza fosse  negativa? Molto semplicemente non è quello il momento, o devo cambiare strada, o tipo di allenamento, ossia non mi sono ascoltato onestamente prima di iniziare. MA prima di tutto devo accettarlo, senza crearmi troppe paranoie, senza attaccamento, perché è solo grazie a tutte le sessioni che ho fallito, che ora posso raggiungere certi tempi al km, o posso stare nella felicità quando corro.

E, onestamente, non vedo ora di sbagliare ancora!

Non sono solo parole

Ci sono molte parole che sto abbracciando in questo periodo, sulle quali si potrebbero scrivere molte cose, e spero, prima o poi, di farlo in qualche modo.

Dedizione
Disciplina
Abitudine
Leggerezza
Attaccamento
Consapevolezza
Creatività
Accettazione
Motivazione
Risultati
Obiettivi

Ognuna di esse è uno stimolo fortissimo, è una chiamata all’azione, in ogni momento della giornata. Inoltre è un meraviglioso lavoro interiore poter legare queste parole alla corsa, e vedere cosa capita, potermici riflettere dentro, come nella quotidianità, così nelle sessioni di corsa.

Non contento di correre una media 40-50 km a settimana, ho iniziato un percorso di formazione come Coach, con ICA, che mi sta donando molto entusiasmo, e molti momenti di consapevolezza, grazie ad un gruppo di lavoro davvero dinamico e straordinario. Pensavo come sarebbe veramente molto bello poter coniugare i due percorsi di crescita, in prospettiva di una professione futura. Il solo pensiero mi riempie di adrenalina e mi invita, di nuovo, all’azione. Mi rendo conto che il lavoro da svolgere è moltissimo, ma le idee e la voglia di fare non mancano. Magari potrei essere abbastanza lento nell’apprendimento, ma ho la certezza di avere addosso tutti gli strumenti giusti per potercela fare.

coachE in relazione a quanto appena detto penso che solo quando si rimane in totale stato di apertura, nei confronti della Vita (intendo il “fare senza fare”, l’accogliere senza giudicare), qualcosa di meraviglioso si rivela sempre, accadono cose che non possono far altro che aiutarci a raggiungere i nostri obiettivi ultimi o parziali.

Ed è quello che in piccolissima parte è accaduto giusto ieri: mi propongo un 10 km lenti, dato che – causa diluvio e freddo intenso – per due giorni non mi sono mai mosso. Ho fatto fatica a non avere “ansia da prestazione”, a far correre, al mio fianco, la leggerezza, il non preoccuparmi del tempo, della prestazione. Nel momento stesso in cui ho lasciato andare queste preoccupazioni, la sessione ha preso un’altra piega, regalandomi risultati davvero inaspettati, e come al solito, al termine, stavo meglio di quando avevo iniziato!! (è questa la cosa che mi dà più gioia del correre!)

Ecco quindi che qui, in questa mia piccola esperienza/palestra di scrittura, i due principali inquilini diventano

  • “diventare coach”
  • “diventare un buon runner”

un percorso di apprendimento che non ha mai fine.

Pettorale n.10943

Una delle cose che ho imparato nella mia breve carriera agonistico-amatoriale, è la magia del correre in gruppo durante un evento.

Dopo molti mesi, a correre da solo, per quanto sia un ottimo esercizio di disciplina interiore, ad un certo momento del proprio percorso di allenamento, nasce anche un desiderio di “essere in competizione”, ossia di essere sfidante e sfidato, di essere a fianco di qualcuno e di sentirne la presenza. Ecco allora che prima del mio obiettivo finale (la maratona di Venezia), e comunque in generale, prima di un grande evento, è opportuno indossare un pettorale. Perché? Oltre al motivo appena descritto, quello che trovo affascinante, in un evento sportivo, di grandi dimensioni in particolare, è che si scatena una forza che è difficile da verbalizzare, un’ energia ricca di adrenalina, che non nascondo mi tocca sino, a volte, a commuovermi. In particolare ricordo a  Madrid, ho partecipato come spettatore alla partenza della maratona: la gente che sorrideva, la concentrazione e la voglia di sfidarsi che si leggeva negli occhi delle persone, la musica ad incitare e l’aria, talmente vibrante di energia, che mi sono ritrovato, appunto, quasi commosso.

budapest-parliament-according-to-hungary-fireworks-37854.jpeg

Il correre in gruppo, appunto assolutamente magico, aiuta, sostiene, a tal punto che la tua prestazione migliora sensibilmente, lo posso quasi scientificamente provare, in quanto l’ho provato sulla mia pelle.
Dopo aver gioito di qualche sessione di allenamento in alcune città d’Europa (in particolare Londra, Barcellona, Bucarest e Madrid),  è venuto il momento di concretizzare il lavoro svolto sinora, anche in coerenza di questo nuovo percorso multimediale, nonché auto-esercizio di scrittura, con il blog. Anche se non nell’immediato futuro Budapest, era sua mezza maratona, mi aspetta! Esattamente tra 119 giorni. Non vedo ora… Ma, da qui a Budapest…la strada è lunga…
In molti sensi…

….e potrebbe accadere qualcosa che mi potrebbe stupire…

(to be continued)

Nuove sfide

Si potrebbe iniziare da qui, o forse si re-inizia sempre…

Di nuovo…Ogni giorno, da capo. E non voler mai fermarsi di esplorare e migliorare, perché se stapexels-photo-221210.jpegi bene tu, se sei Felice (obiettivo di ogni essere vivente), in cascata possono star bene tutte le persone che ruotano attorno alla tua quotidianità.

Fatto sta che oggi ho realizzato un nuovo primato personale nella mia piccola passione, la corsa: 10km 54 min. C’ è da dire che non sono un professionista, tutt’altro! Ma il beneficio che ne ricevo è notevole, e la maggior parte delle volte, al termine della sessione di allenamento, sto meglio di quando ero partito. Perché corro mi si potrebbe chiedere, e spesso questa domanda mi ha bloccato e messo in discussione, e la risposta potrebbe occupare una quantità esorbitante di pagine, ma ora come ora la risposta più immediata che posso dare è che ho un obiettivo agonistico: la maratona di Venezia! La mia prima maratona. Domanda successiva: perché una maratona. Semplice, nel mio piccolo ed umile percorso sportivo ho avuto l’opportunità di correre due mezze maratone, con risultati personalmente soddisfacenti. Ma sentivo era giunto il momento di spingersi oltre: c’era desiderio dia qualcosa di più, di sapere cosa c’è oltre, di soddisfare la curiosità dello sconosciuto: era giunto il momento di conoscere, e magari superare un altro limite.

Questo vuole essere, in modo il più genuino e onesto possibile, il racconto del mio percorso, con conquiste e sconfitte, gioie e riflessioni di crescita personale, perché, sì, la corsa, nel mio caso, è diventata una grande maestra di vita.