Hemingway aveva torto!

Mi riferisco alla sua opera più conosciuta “il vecchio e il mare” quando, parlando del protagonista, Santiago, scrive:

Primera playa del sardinero - Santander

Primera playa del sardinero – Santander

Non lo disse ad alta voce perché sapeva che a dirle, le cose belle non succedono

Nulla di più falso!
Perchè? Presto detto.

In generale sono una persona che ama condividere tutto, a volte trascinato dall’entusiasmo del momento, in quanto credo, parafrasando un detto scandinavo, che una gioia condivisa è una gioia raddoppiata e un dolore condiviso è un dolore dimezzato. Spesso, nel passato, quindi, mi è capitato di condividere momenti importanti, o notizie favolose ancor prima che le fondamenta fossero solide, così mi ritrovavo ogni volta con un pugno di mosche tra le mani.

Ma non questa volta.

Questa volta è accaduto un cambio di prospettiva radicale, grazie a persone speciali, grazie alle quali ho capito, in modo forte, che nel fare le cose che amiamo, da soli, c’è una certa forma di energia meravigliosa che si sviluppa, ma nel farle assieme, beh…… WOW! Sono fuochi d’artificio!

Inoltre se rimaniamo in uno stato di apertura non giudicante, nei confronti della Vita, le diamo l’opportunità di sviluppare tutto ciò di cui abbiamo bisogno, o che desideriamo, con i Suoi tempi. Ovviamente, in relazione a ciò, bisogna stare attenti a come si desiderano le cose, perché si avverano, sempre…e spesso non ce ne accorgiamo, non avendo l’opportunità di sviluppare così, una meravigliosa forma di Gratitudine.

In conclusione cosa mai è successo?

Tempo fa si era palesato un progetto importante, al limite dell’impresa sportiva, in collaborazione con una ONLUS altrettanto importante, e ancor prima delle conferme finali, avevo cominciato a smuovere le acque, per cercare aiuto logistico e non. Per ragioni a me sconosciute tutto si è improvvisamente impantanato…..

Passa un certo tempo e questo fine settimana, durante l’ultima lezione di Coach ci viene chiesto di condividere una vittoria, una conquista che abbiamo ottenuto, durante il tempo trascorso dall’ultima lezione. Con il mio solito modo leggero e innocente condivido una piccola conquista nella corsa. Una studente a me cara alza la mano e mi dice, in parole povere: “ti andrebbe di correre a Milano, in rappresentanza della ONLUS per la quale collaboro??” Dire che ero basito, è poco. Un regalo meraviglioso, una notizia stupenda che, indipendentemente da come si svilupperà (e le prospettive sembrano comunque essere luminose), mi ha dato una spinta ed una carica indescrivibile, un’onda di emozioni che ancora sto cavalcando. Tanto che………..spinto da questi eventi, ho deciso che il 15 giugno parto per un esperienza che non vedo ora di condividere.

Domani proseguono i contatti e cercheremo di capire i dettagli, ma, ripeto, indipendentemente da come andrà, ora sono certo….

Hemingway aveva torto marcio!!
…..e voi cosa ne pensate?

Motivazione

Giusto oggi mi arriva una newsletter di James che riflette sulla MOTIVAZIONE, e in particolare su un fattore (l’ambiente) che in qualche modo la influenza.
Pensavo quindi che sarebbe bello poter condividere qualche pensiero, e qualche riflessione personale, su ognuna delle parole citate nel post precedente. La prima, appunto, la motivazione.

Che cos’è?


Senza perdersi in dissertazioni accademiche, si può facilmente affermare che la motivazione è la scintilla del nostro motore interno: esprimiamo attraverso di essa le ragioni che giustificano le nostre azioni. E’ quindi un lavoro di ascolto introspettivo, continuo, onesto e soprattutto sincero. La motivazione è la risposta alla domanda più fatidica, nel mio caso: perché corri?

Premesso che non sono un atleta professionista e non aspiro certo ad esserlo, corro perché mi rende felice, corro perché questo è l’unico mezzo grazie al quale posso avvicinarmi ai miei limiti, conoscerli abbracciarli, superarli, vincerli. Corro perché attraverso essa ho la preziosa opportunità di conoscermi meglio. Corro perché ho degli obiettivi parziali e a lungo termine. Ecco, riguardo agli obiettivi a lungo termine, proprio in questi giorni sto ri-scoprendo che non sono poi cosi fondamentali, mi spiego meglio: la Maratona è un obiettivo agonistico importante per un atleta, è la cima dell’Everest, un esperienza quasi trascendentale, ma concentrarsi esclusivamente su un obiettivo così alto perdo ovviamente di vista il momento presente (obiettivi parziali, la tabella di allenamento), o ancora: quando si parla del cammino di Santiago si dice sempre che la meta non è Santiago, ma la strada che si percorre per raggiungerla. Nulla di più vero, è un assioma data l’esperienza vissuta. Quindi la motivazione la identifico come la scintilla che mi spinge a mettere le scarpette ed uscire, anche se spesso non ho voglia; è il desiderio ed il bisogno di fare esperienza. Non siamo tutti forse la somma delle nostre esperienze passate?

Come si sviluppa?


Molto banalmente credo che la motivazione si possa sviluppare, come detto poco sopra, solo ed unicamente attraverso un continuo ascolto sincero ed onesto. Ci sono giorni che fatico moltissimo ad uscire: in questo periodo in particolare sto vivendo dei piccoli momenti di pigrizia, ma cerco di cambiare prospettiva, lavorando in particolare per far prevalere le responsabilità che ho, prima di tutto, verso me stesso (il mantenimento del buon stato di salute di questo corpo) e poi verso l’impegno preso con le persone che mi sono a fianco e che mi stanno aiutando.

Cantabria's coast on Santander

E poi diciamolo: sentire la pelle che si scalda al calore di un bellissimo primo sole pre-estivo, e riempire gli occhi di un bellissimo mar di Cantabria, non ha eguali come motivazione.

Cosa la alimenta?


Alla fin fine credo si possa agilmente dire che la motivazione si autoalimenti. Voglio dire: al netto di essere fedele alle proprie responsabilità, al netto dell’obiettivo, parziale o finale che sia non importa, l’esperienza alimenta la motivazione. Oggi, ad esempio, stando a tabella, faccio delle ripetute e mi diverto perché è diverso dal solito, sto bene, etc. etc.; è evidente che la volta successiva che dovrò fare delle ripetute sarò ancor più”motivato” ad uscire, memore appunto dell’esperienza positiva. E se l’esperienza fosse  negativa? Molto semplicemente non è quello il momento, o devo cambiare strada, o tipo di allenamento, ossia non mi sono ascoltato onestamente prima di iniziare. MA prima di tutto devo accettarlo, senza crearmi troppe paranoie, senza attaccamento, perché è solo grazie a tutte le sessioni che ho fallito, che ora posso raggiungere certi tempi al km, o posso stare nella felicità quando corro.

E, onestamente, non vedo ora di sbagliare ancora!

Non sono solo parole

Ci sono molte parole che sto abbracciando in questo periodo, sulle quali si potrebbero scrivere molte cose, e spero, prima o poi, di farlo in qualche modo.

Dedizione
Disciplina
Abitudine
Leggerezza
Attaccamento
Consapevolezza
Creatività
Attaccamento
Motivazione
Risultati
Obiettivi

Ognuna di esse è uno stimolo fortissimo, è una chiamata all’azione, in ogni momento della giornata. Inoltre è un meraviglioso lavoro interiore poter legare queste parole alla corsa, e vedere cosa capita, potermici riflettere dentro, come nella quotidianità, così nelle sessioni di corsa.

Non contento di correre una media 40-50 km a settimana, ho iniziato un percorso di formazione come Coach, con ICA, che mi sta donando molto entusiasmo, e molti momenti di consapevolezza, grazie ad un gruppo di lavoro davvero dinamico e straordinario. Pensavo come sarebbe veramente molto bello poter coniugare i due percorsi di crescita, in prospettiva di una professione futura. Il solo pensiero mi riempie di adrenalina e mi invita, di nuovo, all’azione. Mi rendo conto che il lavoro da svolgere è moltissimo, ma le idee e la voglia di fare non mancano. Magari potrei essere abbastanza lento nell’apprendimento, ma ho la certezza di avere addosso tutti gli strumenti giusti per potercela fare.

coachE in relazione a quanto appena detto penso che solo quando si rimane in totale stato di apertura, nei confronti della Vita (intendo il “fare senza fare”, l’accogliere senza giudicare), qualcosa di meraviglioso si rivela sempre, accadono cose che non possono far altro che aiutarci a raggiungere i nostri obiettivi ultimi o parziali.

Ed è quello che in piccolissima parte è accaduto giusto ieri: mi propongo un 10 km lenti, dato che – causa diluvio e freddo intenso – per due giorni non mi sono mai mosso. Ho fatto fatica a non avere “ansia da prestazione”, a far correre, al mio fianco, la leggerezza, il non preoccuparmi del tempo, della prestazione. Nel momento stesso in cui ho lasciato andare queste preoccupazioni, la sessione ha preso un’altra piega, regalandomi risultati davvero inaspettati, e come al solito, al termine, stavo meglio di quando avevo iniziato!! (è questa la cosa che mi dà più gioia del correre!)

Ecco quindi che qui, in questa mia piccola esperienza/palestra di scrittura, i due principali inquilini diventano

  • “diventare coach”
  • “diventare un buon runner”

un percorso di apprendimento che non ha mai fine.

Pettorale n.10943

Una delle cose che ho imparato nella mia breve carriera agonistico-amatoriale, è la magia del correre in gruppo durante un evento.

Dopo molti mesi, a correre da solo, per quanto sia un ottimo esercizio di disciplina interiore, ad un certo momento del proprio percorso di allenamento, nasce anche un desiderio di “essere in competizione”, ossia di essere sfidante e sfidato, di essere a fianco di qualcuno e di sentirne la presenza. Ecco allora che prima del mio obiettivo finale (la maratona di Venezia), e comunque in generale, prima di un grande evento, è opportuno indossare un pettorale. Perché? Oltre al motivo appena descritto, quello che trovo affascinante, in un evento sportivo, di grandi dimensioni in particolare, è che si scatena una forza che è difficile da verbalizzare, un’ energia ricca di adrenalina, che non nascondo mi tocca sino, a volte, a commuovermi. In particolare ricordo a  Madrid, ho partecipato come spettatore alla partenza della maratona: la gente che sorrideva, la concentrazione e la voglia di sfidarsi che si leggeva negli occhi delle persone, la musica ad incitare e l’aria, talmente vibrante di energia, che mi sono ritrovato, appunto, quasi commosso.

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Il correre in gruppo, appunto assolutamente magico, aiuta, sostiene, a tal punto che la tua prestazione migliora sensibilmente, lo posso quasi scientificamente provare, in quanto l’ho provato sulla mia pelle.
Dopo aver gioito di qualche sessione di allenamento in alcune città d’Europa (in particolare Londra, Barcellona, Bucarest e Madrid),  è venuto il momento di concretizzare il lavoro svolto sinora, anche in coerenza di questo nuovo percorso multimediale, nonché auto-esercizio di scrittura, con il blog. Anche se non nell’immediato futuro Budapest, era sua mezza maratona, mi aspetta! Esattamente tra 119 giorni. Non vedo ora… Ma, da qui a Budapest…la strada è lunga…
In molti sensi…

….e potrebbe accadere qualcosa che mi potrebbe stupire…

(to be continued)

Nuove sfide

Si potrebbe iniziare da qui, o forse si re-inizia sempre…

Di nuovo…Ogni giorno, da capo. E non voler mai fermarsi di esplorare e migliorare, perché se stapexels-photo-221210.jpegi bene tu, se sei Felice (obiettivo di ogni essere vivente), in cascata possono star bene tutte le persone che ruotano attorno alla tua quotidianità.

Fatto sta che oggi ho realizzato un nuovo primato personale nella mia piccola passione, la corsa: 10km 54 min. C’ è da dire che non sono un professionista, tutt’altro! Ma il beneficio che ne ricevo è notevole, e la maggior parte delle volte, al termine della sessione di allenamento, sto meglio di quando ero partito. Perché corro mi si potrebbe chiedere, e spesso questa domanda mi ha bloccato e messo in discussione, e la risposta potrebbe occupare una quantità esorbitante di pagine, ma ora come ora la risposta più immediata che posso dare è che ho un obiettivo agonistico: la maratona di Venezia! La mia prima maratona. Domanda successiva: perché una maratona. Semplice, nel mio piccolo ed umile percorso sportivo ho avuto l’opportunità di correre due mezze maratone, con risultati personalmente soddisfacenti. Ma sentivo era giunto il momento di spingersi oltre: c’era desiderio dia qualcosa di più, di sapere cosa c’è oltre, di soddisfare la curiosità dello sconosciuto: era giunto il momento di conoscere, e magari superare un altro limite.

Questo vuole essere, in modo il più genuino e onesto possibile, il racconto del mio percorso, con conquiste e sconfitte, gioie e riflessioni di crescita personale, perché, sì, la corsa, nel mio caso, è diventata una grande maestra di vita.