Autumn in Ljubljana – day 1

(ITA) Dopo la pausa riflessivo meditativa in terre toscane, è ora di ripartire e l’agitazione è piacevolmente tanta….

Mi ritrovo cosi all’ autostazione di Trieste che puzza di posto di confine: la sala d’attesa è piccola e stretta, grigia, sporca. Negozi semi-bui e mal curati.

Una passerella di ritratti di meravigliosi visi di donne dell’est, occupano le poche sedie a disposizione per l’attesa, e mentre una famiglia di Rom mangia per terra, un signore va a comperare dei Kuna (moneta croata). La lingua che ascolto, a tratti diventa incomprensibile, quasi a prepararmi al passaggio di confine in terre a me ignote.

Non ho mai visitato la Slovenia ma, non so come spiegare, è una cosa che sento a pelle in questo frangente, forse perché è autunno e tutto è malinconicamente triste e giallo/marrone, e spoglio, che le persone quasi profumano, vibrano della loro triste passato storico, sembra quasi che coi loro lineamenti quasi duri, e allo stesso tempo anonimi, vogliano rappresentare la loro dignità di appartenere ad una terra tanto martoriata.

E’ ora di riattivare questo mio piccolo spazio nella rete, e mentre scrivo, sono su un comodissimo Flixbus che serpeggia sornione tre le montagne carsiche dipinte di un meraviglioso e (di nuovo) nostalgico marrone/rossiccio.

La mia meta, Lubjana, eletta Best European Green city nel 2016, per trovare persone care incontrate sul cammino.

A view from Tromostovje

La sensazione di vedere tutti questi cartelli con nomi incomprensibili è strana, mentre dallo schermo del finestrino scivolano via paesini adornati da dolci declivi carsici, che non fanno altro che far sorgere ricordi di vario tipo (dalle vacanze adolescenziali ai più recenti paesini galiziani), per il loro semplice servizio di essere sorti lì, dove sono, in mezzo al verde. Arrivo nel tardo pomeriggio, quando comincia a far buio, alloggio all’ Hostel Zeppelin, molto carino e tranquillo che ricorda molto gli Albergues del cammino.

Giusto il tempo di fare un primo giro della città. Si presenta molto carina, tranquilla, quasi a misura di turista: non troppo piccola, né troppo caotica. Visito subito Tromostovje (tre strani graziosi ponti) che accompagnano la vista del castello che domina la città, e vago senza meta, con il classico sorriso beone stampato in faccia che si stupisce per ogni angolino nuovo che scopre. E’ d’obbligo un giro per Zmajski most (il famoso ponte adornato da 4 importanti, anche per dimensione, draghi), e, sono onesto, visti di sera, fanno il suo bell’effetto.
Ma, per quanto la città sia carina, non sono interessato ai monumenti, chiese, palazzi. Son tutte cose per le quali si possono trovare vagonate di spiegazioni su internet.

Credo invece, fermamente, che i luoghi siano persone, voglio provare a parlare di loro, di storie senza trama e senza finale. Questo l’obiettivo di domani.

 

(ENG) After the meditative time spent in Tuscany, it is time to restart and I m excited.

I find myself at the bus station in Trieste facing the border: the waiting room is small and narrow, gray, dirty. Semi-dark and poorly groomed shops.

A picturesque catwalk with beautiful faces of eastern women occupy the few chairs available for waiting, while a family of Rom eats on the ground, a gentleman buys Kuna (Croatian coin). The language I listen to, a treat becomes incomprehensible, almost preparing for the border crossing to me ignorant.

I have never visited Slovenia but, I do not know how to explain, it’s something I feel at skin right now, maybe because it is autumn and everything is melancholyly sad and yellow / brown, and bare, that people almost smell, vibrate of their sad historical past, it almost seems that with their almost tough, and at the same time anonymity, they want to represent their dignity to belong to such a tormented land.

While I’m writing, I am on a comfy Flixbus that snakes in the karst mountains painted by a marvelous and (again) nostalgic brown / reddish.

My goal, Ljubljana, was elected the Best European Green City in 2016 to find people meet on my last Camino of Santiago.

The sensation of seeing all these signs, along the road, with incomprehensible names is strange, while from the window screen some villages run away, adorned by gentle hill, which do nothing but create memories of various kinds (from adolescence to the recent Galician) to their simple service is to be where they are, in the middle of the green. Arriving late in the afternoon, when it begins dark, take in Zeppelin hostel, very nice and quiet, that reminds the typical Albergues of Camino of Santiago.
Just the time to make a first round of the city. It looks very pretty, quiet, almost a tourist size: not too small or too chaotic. Visit Tromostovje (three strange graceful bridges) that accompany the view of the castle overlooking the city, and vague with no destination, with the classic blond smile printed in the face that amazes for every new new corner that discovers. It is mandatory for a tour for Zmajski more (the famous bridge adorned by 4 important, even by size, dragons), and, they are honest, seen in the evening, do its nice effect.
But as far as the city is concerned, I’m not interested in monuments, churches, palaces. They are all things for which you can find wacky explanations on the internet.

I firmly believe, however, that the places are people, I want to try to talk about them, with stories without plot and without end.

This is my goal, tomorrow.

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