To be crazy

Cos’è essere pazzi?? Secondo me e i miei compagni di classe si può spiegare in questo modo:

“Perché trovarsi davanti a un pazzo sapete che significa? Trovarsi davanti a uno che vi scrolla dalle fondamenta tutto quanto avete costruito in voi, attorno a voi, la logica, la logica di tutte le vostre costruzioni! – Eh! Che volete? Costruiscono senza logica, beati loro, i pazzi! O con una loro logica che vola come una piuma!” 

L. PIrandello – Enrico IV

“Ma io non voglio andare fra i matti” osservò Alice.
“Be’, non hai altra scelta” disse il Gatto. “Qui siamo tutti matti. Io sono matto. Tu sei matta.”
“Come lo sai che sono matta?” disse Alice.
“Per forza,” disse il Gatto, “altrimenti non saresti venuta qui.”

L. Carroll – Alice nel paese delle meraviglie

e poi ancora….

“we’re never gonna survive, unless we get a little crazy”

Seal

“A question that sometimes give me crazy: “am i or are the others crazy?”

A. Einstein

“La pazzia a volte, non è altro che la ragione presentata sotto diversa forma”

J.W. Goethe

…un flusso senza fine meraviglioso

“un uomo che ha un idea nuova è uno svitato finchè quell’idea non ha successo”

M. Twain

A lost or a win

Cosa succede quando “giudichiamo” un evento, o quando non raggiungiamo gli obiettivi? E quando otteniamo incredibili conquiste? Non facciamo altro che fissare un lato della medaglia senza renderci conto che la medaglia è sempre la stessa, indipendentemente da che lato la osserviamo, non cambia: stessa forma, stesso materiale. Quindi, cosa succederebbe se potessimo fissare l’intera medaglia, nella sua interezza, anziché solo una parte? E’ quello che è successo oggi a me….

La sfida che mi è stata proposta oggi è stata di salire senza cronometro e vedere cosa sarebbe capitato!! Le sensazioni che si sono accavallate sono state tantissime: a tratti mi sono sentito un pò come Smeagol del Signore degli Anelli che non vuole lasciare andare l’anello.

Inizio la sessione, tutto fila stranamente liscio e i ritmi sembrano davvero allegri e sostenuti, non sento l’assenza del cronometro, il che è davvero curioso, ma le noie iniziano quando sento pizzicare il tibiale anteriore…”Ahi!!” …continuo a salire e il fastidio rimane, ma dall’altro lato salgo con una facilità che sembra essere disarmante, la sensazione è di un miglioramento rispetto alla sessione precedente (molto banalmente: corro tratti che l’altro giorno camminavo). La testa comincia allora a fare il suo sporco lavoro: “invece che fare solo allenamenti in salita, perchè non provi a variare un poco? Intanto hai male, perchè devi forzare? al 10km o prendi un tuktuk (taxi locale) e torni, oppure…….”. Ed io “oppure cosa?” e lei “oppure sperimenti e scendi, così fai lavorare il muscolo in modo diverso e ti riposi”…Interessante!!! Inizio così un’allegra discesa a rotta di collo, con le gambe che giravano come una biella di una locomotiva a vapore, e respiro, e riposo e ….sorrido!!! Già, sorrido perchè sto bene!! Arrivo in fondo alla discesa che mancano ancora 4km alla fine, e…..continuo!!! Accidenti, mi rendo conto che così farei una mezza maratona!!! Dall’emozione mi devo fermare un attimo, e le prime parole che sorgono sono “STOBENISSIMO!!!!! che bella discesa, ottimo lavoro Stefano!! Davvero ottimo lavoro!!!”

…e il cronometro?? la mia risposta è Quanto importante è il “controllo”? oggi ne ho avuto la conferma. Faccio mie con umiltà, le parole del mio allenatore

Osserva come siamo condizionati da un orologio, e come siamo portati “fuori”, mentre il deprivarci di riferimenti ci dà l’opportunità di tornare “dentro”, ed esplorare l’ignoto. Ottima prestazione, bravo!

Giorgio

Ecco come la perdita di un obiettivo prefissato (arrivare in cima e fare i miei “soliti” 15km) è diventata una conquista (aver incassato una mezza maratona!)…eppure la medaglia è sempre la stessa!!


Photo by Todd Ruth on Unsplash

Wat Phrathat Doi Suthep – attempt#2 (almost win)

Al contrario di quel mi aspettassi, già al secondo tentativo, ottengo un miglioramento incredibile, ed entusiasmante. Anche adesso che scrivo, e contemplo la cima, sulla quale poche ore fa giungevo trionfante e senza una briciola di fiato, mi emoziono all’idea. Il mindset, questa mattina, era del tipo: “mettiamo in pratica quello che abbiamo imparato in questi giorni” : la teoria del guadagno marginale (e la esplorerò più avanti in dettaglio), ossia, in parole semplicissime, se migliori ogni aspetto della tua attività dell’ 1% ogni giorno, per un anno, alla fine del periodo avrai migliorato di circa 37 volte! Suona bene, no?!

Ok, parto, rilassato, tranquillo! mi sento bene e proseguo sul ritmo, conosco la strada e so quando inizia la salita, le pendenze inizio a conoscerle quasi a memoria, almeno sino al “view-point (km 10,3)”. Al 6km inizio a sentire un pò di fatica, ma dopo un check-in delle energie a disposizione capisco che posso proseguire tranquillo sino alla sosta. Qui succede un bellissimo patatrac: mi fermo per prendere i sali, controllo i parziali e quasi ci rimango! Ho migliorato di quasi 15 min!!!!!!!!!! …e mi sento ancora bene. Questa botta di felicità mi fa fare il primo errore: “Dai stai andando bene, vedi di gestire le energie rimaste e motivati con un pò di musica”…..ok…metto la playlist giusta, ma …. è troppo giusta! e senza accorgermene comincio a volare…un troppo…in salita ed ovviamente la pagherò cara, ma …sinceramente??? non me ne importava un bel niente, perchè STAVO BENE, ero Felice.

Arriva il muro dei 500m finali e qui crollo: a momenti lascio un polmone per strada, e mi sento il cuore in gola, ma penso al mio mito (Kilian Jornet) e cerco di dare tutto quello che non ho, ma niente da fare, mi pianto! Me la prendo serenamente e faccio gli ultimi 100m camminando.

Fermo il tempo e…. mi son migliorato di ben 3 minuti!! Se penso che è solo il secondo tentativo, e consapevole degli errori fatti, non posso essere che soddisfatto. In dettaglio, se faccio due conti veloci mi sono migliorato poco più dell’ 1%!!!

Obiettivo raggiunto! Quale altro limite posso andare ad esplorare ora?

Wat Phrathat Doi Suthep – attempt#1

Cosa succede quando corri?? E’ una faccenda privata: ti chiudi dentro una sorta di mondo che solo tu crei, che solo tu vivi, e che solo tu gestisci e sai cosa accade o cosa potrebbe accadere E’ contesto molto delicato e fragile, come una bolla, nel quale vai alla scoperta di stesso e ti ritrovi, a volte, ad affrontare cose poco piacevoli, ma sei solo sulla strada e ad esse non puoi sfuggirvi.

La corsa è una faccenda esclusiva per persone solitarie. Anche quando sei in una competizione, siamo onesti: potrai avere il compagno a fianco o un anonimo atleta di fronte a te che ti dà il ritmo, potrai percepire l’energia del correre in gruppo (che è adrenalina pura a volte), ma i crampi, la fatica, le emozioni, la gioia, la sete, il freddo, le senti solo tu.

Oggi, con una certa fatica, parto e decido di salire al tempio, costi quel che costi. Capita così che quando la motivazioni stia calando, come un meccanismo entra in testa un mantra “non esiste fermarsi, è un viaggio di sola andata”, così senza accorgermi miglioro i tempi dell ultima sessione sino al punto panoramico/di ristoro. Sto bene, le energie fluiscono correttamente inoltre…”è un viaggio di sola andata”, così riparto senza troppo preoccuparmi dei tempi e con sorpresa la strada presenta falsi piani che percorro agevolmente al trotto. Ma arriva l’ultimo km e la stanchezza si fa sentire, così il dialogo interiore entra nel clou

-IO “ok dai, il grosso è andato, posso fermarmi qui, son stanco”

– LA VOCE DI GIORGIO (il mio allenatore) – nella mia testa, in modo così cristallino che quasi prendo paura – “ahahahah (ride con strafottenza) adesso ti fermi, che manca 1 km? muovi quel culo!!!! e smetti di lamentarti AHAHAHAH ma lo sai che è proprio nell’ultimo km che sta tutta l’essenza dell’allenamento?? ” ….

così riparto, ed in qualche modo obbligo i polmoni ad allargarsi ulteriormente per assorbire aria, e cerco in qualche modo di far muovere le gambe che sono pesanti, mentre la strada si inerpica in modo improvviso. Non so da dove trovo energie per un ulteriore sprint ma sono alla fine, in riserva. NON ESISTE!! sino a quando l’orologio non segna cifra tonda nel km non mi posso fermare. Gli ultimi 150m diventano un meraviglioso incredibile entusiasmante inferno nel quale le fatiche d’Ercole sono nulla nei confronti alla fatica di far girare la respirazione

Scalinata!!!!!

…50m

dai che manca un niente!!!……. e fine!!! mi siedo sugli scalini, qualche occidentale mi guarda e sorride, mentre ho lo sguardo perso nel vuoto per godere totalmente e appieno la sensazione vissuta, da memorizzarla, da tenerla stretta e non farla scappare più: godere del corpo fradicio, della pelle cotta dal sole, del respiro che con velocità sorprendente ritorna al suo ritmo normale. Ce l’ho fatta!! 680m di dislivello positivo!! Numero pazzesco per essere uomo di pianura! … e questo mi dà una grande gioia se penso ai miei grandi miti che si mangiano 1000 e più metri di dislivello quasi ogni giorno, come fosse pane!!!

ho superato anche questo limite!!! …e se ho superato questo limite, quanti altri ne posso superare?? Fin dove posso arrivare? Che cosa mi ha dato la forza per arrivare sin qui? cosa mi ha permesso di non fermarmi??

Wat Phrathat Doi Suthep

Next step?? Impegnarsi a migliorare il tempo che ho impiegato ad arrivare sin lassù, sì. perchè ora che sono qui a contemplare la cima, sulla quale ero poche ore fa, la sensazione che provo è che….Ho le energie e le capacità per poter fare meglio di così!

Challenge ourselves (-20)

IL video qui sopra riprodotto by Matt d’Avella mi ha fatto riflettere e invogliato a scrivere questo post. Quanto è importante avere un obiettivo? Che cosa ci spinge a perseguirlo, con tutto il nostro essere, costi quel che costi? Che cos’è quel fuoco che ci e lo alimenta?


Il 2019 è appena iniziato, che i social network sono già bombardati di “farò questo e quello”, per poi ritrovarsi al prossimo 31 dicembre a non tirare le somme, magari essercene dimenticati, e rifare le stesse promesse che nemmeno l’anno venturo riusciremo a mantenere. Non ho mai amato questo periodo dell’anno….

Ogni mattino, quando mi risveglio ancora sotto la cappa del cielo, sento che per me è capodanno.

Perciò odio questi capodanni a scadenza fissa che fanno della vita e dello spirito umano un’azienda commerciale col suo bravo consuntivo, e il suo bilancio e il preventivo per la nuova gestione. Essi fanno perdere il senso della continuità della vita e dello spirito. Si finisce per credere sul serio che tra anno e anno ci sia una soluzione di continuità e che incominci una novella istoria, e si fanno propositi e ci si pente degli spropositi, ecc. ecc. È un torto in genere delle date.

A. Gramsci

E se invece ci ponessimo obiettivi raggiungibili e misurabili, in breve termine? cosa cambierebbe? Ad esempio: sono un accanito lettore e goodreads propone una sfida interessante: semplicemente porre l’obiettivo di quanti libri leggerò quest’anno. Consapevole che potrei leggere 24 libri l’anno?? Ok provo con 30!

Dobbiamo essere consapevoli dei propri limiti, penso quindi dovremmo porre obiettivi raggiungibili, che possano dare gratificazione, obiettivi che stiano di poco sopra sopra la nostra asticella del limite massimo, e con consapevolezza non provare attaccamento per essi. Con il giusto compromesso, non aver paura di andare oltre, di uscire dalla zona di comfort, che magari affrontiamo il pericoloso (sarcasmo mode ON) rischio di trovare noi stessi, o la felicità o qualunque altra cosa che abbiamo sempre desiderato raggiungere.

“OK mi impegno, VOGLIO dare il massimo per raggiungerlo, ma se non ci arriverò, perchè lungo il percorso accadono cose, ok, non succede nulla, sarò comunque contento e soddisfatto perchè sarò consapevole di aver dato il massimo”

Quindi la sfida che mi sono imposto, la mia confort zone dalla quale uscire, a partire da oggi….beh onestamente l’avevo in testa già da un pò, ma oggi è accaduto qualcosa dentro di me che mi spinge ad ufficializzarla, a renderla “pubblica” in modo da creare in me un ulteriore impegno e responsabilità… è semplicemente questa

challenge.png

1100 metri di dislivello in 15 km… che è “tanta roba” diciamolo….Ma è un tarlo in testa che non riesco più a togliere: non importa i tempi, ma DEVO salire lassù, di corsa! prima di tornare a casa.

E la vostra sfida SMART qual’è?

PS cos’è accaduto oggi che mi ha spinto a fare questa scelta? due cose in particolare: una è che ho ascoltato il mio mentore e maestro quando mi ha proposto le ripetute a piramide (nella fase di ritorno ho letteralmente preso il volo con tempi impressionanti), e la seconda è il video riassuntivo dell’anno appena trascorso, proposto da Strava (famoso social network degli amanti dello sport), che mi ha realmente impressionato. Davvero ho fatto così tanto?

Fine – day#31 to day#36

Qui finisce la mia avventura nel paese dei sorrisi, ma non perchè torno in patria, tutt’altro!! Semplicemente perchè nei prossimi giorni tutte le mie attenzioni saranno dedicate a due fattori per me importanti: la corsa, e il tentativo di costruire una professione che mi permetta di continuare a viaggiare. Questo ovviamente implica massima concentrazione e pochissime distrazioni.

Finisce anche con una piccola conquista: il diploma di primo livello in RueSit Datton, ossia l’antica pratica Thailandese di self stretching. Un diploma al quale tenevo molto e nel quale ho riposto tutta la mia infinita gratitudine al mio maestro. La sfida maggiore ora arriva nel mettere quotidianamente in pratica tutto questo per, chissà, magari un giorno, mettere in piedi un piccolo corso in qualche palestra se non addirittura in qualche centro yoga.

Finisce anche l’anno tra poche ore e tutti, a modo proprio, e soprattutto senza togliere valore a nessuno, come automi e come un gregge spendono parole per tirare le somme e fare promesse che il prossimo San Silvestro rinnoveranno. Ora, sono una pecora pure io, ma nera, e giornate come questa non le voglio indossare, non voglio tirare le somme degli ultimi 12 mesi e non voglio fare promesse pubbliche che non riuscirò a mantenere. Voglio solo fare mie le parole di un personaggio storico italiano, per spiegare meglio quello che provo ora.


Odio il capodanno

Ogni mattino, quando mi risveglio ancora sotto la cappa del cielo, sento che per me è capodanno.

Perciò odio questi capodanni a scadenza fissa che fanno della vita e dello spirito umano un’azienda commerciale col suo bravo consuntivo, e il suo bilancio e il preventivo per la nuova gestione. Essi fanno perdere il senso della continuità della vita e dello spirito. Si finisce per credere sul serio che tra anno e anno ci sia una soluzione di continuità e che incominci una novella istoria, e si fanno propositi e ci si pente degli spropositi, ecc. ecc. È un torto in genere delle date. Così la data diventa un ingombro, un parapetto che impedisce di vedere che la storia continua a svolgersi con la stessa linea fondamentale immutata, senza bruschi arresti, come quando al cinematografo si strappa il film e si ha un intervallo di luce abbarbagliante.

Perciò odio il capodanno. Voglio che ogni mattino sia per me un capodanno. Ogni giorno voglio fare i conti con me stesso, e rinnovarmi ogni giorno. Nessun giorno preventivato per il riposo. Le soste me le scelgo da me, quando mi sento ubriaco di vita intensa e voglio fare un tuffo nell’animalità per ritrarne nuovo vigore.

Nessun travestitismo spirituale. Ogni ora della mia vita vorrei fosse nuova, pur riallacciandosi a quelle trascorse. Nessun giorno di tripudio a rime obbligate collettive, da spartire con tutti gli estranei che non mi interessano. Perché hanno tripudiato i nonni dei nostri nonni ecc., dovremmo anche noi sentire il bisogno del tripudio. Tutto ciò stomaca.

Antonio Gramsci

 

 

Pensieri sparsi – from day#28to day#30

Le giornate a Chiang Mai sono calde, di quel caldo secco che fa stare bene: il cielo è blu cobalto, e provi solo il desiderio di sentire il sole che ti cucina la pelle. Il Doi Suthep Temple è là in cima, a guardiano della città. E la tentazione di salire sin lassù di corsa è sempre più forte: la sfida dentro di me è lanciata e prima di lasciare la città in qualche modo ci devo arrivare.

Sono di nuovo al Camp e la scena che ho di fronte è degna dei più bei film animazione manga: un anziano maestro che dà ripetizioni ad un adolescente che, dall’aspetto, ha tutta l’aria di essere un poco di buono. Ma il dettaglio che più mi ha colpito è stato un sorriso da parte del maestro, mentre osservava e seguiva il giovane studente mentre svolgeva qualche esercizio, un sorriso pieno d’Amore infinito verso questo ragazzo, e soprattutto un Amore infinito per il suo lavoro d’insegnante. Sono rimasto inebetito ed incantato qualche minuto, a seguire la scena.

Oggi è un giorno che non amo e per questo mio personale modo di pensare sono stato sempre giudicato in diverse maniere, ma poco importa. Quello che importa è che non posso, proprio oggi, esimermi dal condividere un pensiero, che puntualmente ogni anno “il” social network mi ricorda, un pensiero che arriva dal mio mentore e maestro nel mondo della Viandanza, Luigi Nacci. Di seguito uno stralcio, ma qui si può leggere l’articolo intero. Un invito alla riflessione che non deve mancare

Riuscirò a cambiare? Perderò ciò che è bene perdere? Ricorderò chi deve essere ricordato? Mi prenderò cura di me? Lascerò che gli altri si prendano cura di me? Ed io di loro? Imparerò senza farmi travolgere dall’ossessione di imparare? Gioirò senza esaltarmi? 

e se ci regalassimo delle domande a Natale?

Luigi Nacci

 

Connection – day#26 and day#27

Cosa accade quando ci sfidiamo, con una corsa o una camminata impegnativa in alta montagna? cosa accade quando lasciamo accadere le cose senza aggrapparci o senza giudicarle? cosa accade quando ascoltiamo il silenzio e meglio ancora il nostro respiro? o quando per 5 o 10 minuti ogni giorno ci fermiamo e non facciamo un grande, bellissimo, incredibile nulla.

Facciamo accadere..già..scegliamo di far accadere…un movimento, esterno o interno che crea un emozione (non è forse “movimento”, la radice della parola emozioni?). Ci connettiamo con il nostro “io” più intimo, con quello che molti chiamano la “parte divina”, ed è allora che le magie accadono, è solo allora che diamo alla Vita l’opportunità preziosa di invaderci e di ricevere doni incredibili, dei quali, a volte, siamo onesti, nemmeno ce ne rendiamo nemmeno conto.

Cosa ci impedisce di provare queste emozioni? No, dico davvero, cosa o meglio ancora chi ce lo impedisce? Se ci ascoltiamo con onestà, nel più profondo angolo remoto di noi stessi, ci accorgiamo che siamo gli unici imputati per non darci l’opportunità di entrare in connessione con quella parte veramente divina che risiede in noi. Possediamo una cosa che abbiamo dimenticato : l’istinto. E possediamo inoltre uno strumento incredibile, che abbiamo dimenticato, ma non perduto: uno strumento che supporta lo sviluppo dell’istinto, grazie al quale possiamo finalmente riconnetterci: l’Ascolto, quello vero, profondo e non giudicante, quello che accetta quello che è, per quello che è, nulla più, nulla meno. Cosa vuol dire Ascoltare? quasi a chiudere il cerchio…Ascoltare non è forse creare un ponte? grazie al quale posso creare un movimento ed andare verso l’altro, o verso quella parte di me che tanto cerco…

Amo, ad esempio, scrivere con l’istinto, amo lasciar fluire le parole, amo non rileggere quello che scrivo, così preserva tutta la sua cristallina bellezza del momento.

Nota a margine: in questo periodo personalmente mi emoziono (= creo movimento) molto ascoltando un certo tipo di musica, magari a qualcuno potrà non gradire o questa musica non dirà nulla, ma in me si creano emozioni fortissime che alimentano e spingono oltre

Una riflessione e un cambio di programma (forse)- day#22 to day#25

Pensavo al giudizio e a tutte le sue forme.

L’altro giorno ho la fortuna (e uso questo termine con consapevolezza) di scambiare qualche parola con un ragazzo italiano che vive qui a Chiang Mai da molto tempo, che come occupazione sviluppa e testa applicazioni per il Mobile. La cosa che mi ha messo in uno stato giudicante è stato l’aspetto: tremendamente trasandato oltre ogni limite dell’immaginazione. Ho avuto, non mi vergogno di dirlo, un attimo di difficoltà ad iniziare a relazionarmi con lui, ma è stato durante la nostra chiaccherata che si è rivelato essere di estremo supporto, in quanto manco di esperienza in alcuni aspetti di marketing.

Secondo episodio: nella camerata dell’ostello sono le 22 e le persone cominciano a mettersi in branda per iniziare a riposare, ma c’è questo ragazzino, di cui ho parlato in un post precedente, che ancora è a testa china sul suo smartphone a giocare on line con altre persone mentre chiacchera con loro in vivavoce.. Ovviamente sta disturbando la camerata e con molta delicatezza glielo faccio presente, lui si scusa e la notte fila via liscia. Sento compassione e pena per lui… non parla con nessuno, di reale e via andare con altri pensieri simili…Beh la mattina dopo mi sto preparando per uscire quando mi accorgo che anche lui è in partenza. Ebbene: è arrivato dalla Cina in bicicletta!!! Ti rispetto mio giovane amico Cinese e mi scuso di te per non averti supportato prima….

Cosa ci spinge a giudicare con tanta facilità??

Cosa succede poi… ho bisogno di estendere il visto, vado al ufficio competente e mi dicono, con il loro solito bellissimo sorriso che non lo posso fare prima di 15gg dalla scadenza. Il che diventa un problema per me, visto che avrei in programma di andare al sud, al mare (e là non avrei uffici addetti all’estensione della mia Visa). I primissimi secondi ho provato dentro di me una delicata forma di ansia, poi…….

….poi è sparito tutto, e l’unico pensiero che è rimasto è stato del tipo: “e se la Vita, con questo piccolo ribaltone, avesse in serbo altro per me?” (Nota: avevo intenzione di rientrare ai primi di febbraio, ora l’ipotesi è quasi 10gg prima)

Mettersi in uno stato non giudicante di apertura e disponibilità nei confronti di quello che ci offre la Vita a volte non è immediato o semplice, ma è la sfida più bella che ci possa venire offerta! Non sprechiamola!

Pensieri sparsi – day#20 and day#21

Le ore chiuso al CAMP volano via con estrema facilità, e finalmente inizio ad entrare pian pianino nel giusto mood produttivo, anche se di sottofondo rimangono naturali e fisiologiche preoccupazioni per il futuro, che non posso non trascurare. Inizia a prendere forma la parte di marketing come life-coach ( il mio sito ufficiale, il mio brand, etc). Allo stesso modo, anche se è una cosa di largo respiro inizia a prendere vita il mio primo workshop sulla corsa consapevole, per la prossima estate, probabilmente in Piemonte (Alessandria), se tutto fila liscio (crossfinger mode ON). E infine, last but not least, inizerò dopodomani il mio primo bootcamp on line per far fruttare le mie skill nel mondo del web developer.

Mood…life-coach…crossfinger…bootcamp…skill…… OK qualche parola in più in italiano, no eh…..?!

Qui la vita prosegue con ritmi che non mi ricordavo di riuscire a sostenere, il che mi regala qualche piccola soddisfazione. Inoltre, per quanto sia difficile entrare in profondità in questa cultura, l’opportunità di trascorrere molto tempo nello stesso luogo,  rende consapevoli di alcuni aspetti che molti potrebbero etichettare come “rovescio della medaglia”, per cui, di seguito un paio di cose che fatico a capire/accettare del popolo thai (che sempre meravigliosamente mantiene il proverbiale bellissimo sorriso, la massima disponibilità e pazienza)

  1. sono fanatici di giochini sullo smartphone: che tu sia a Bangkok o in un centro commerciale a Chiang Mai puoi facilmente osservare che il 75%, e forse più, dei giovani che incroci hanno la testa bassa su un apparecchio mobile per tentare di superare qualche strano livello in qualche gioco del momento. Puoi salire sulla metro a Bangkok es essere avvolto in un incredibile silenzio od entrare in un coworking space vicino al multisala di Chiang Mai che non sono certo molti i giovani che dialogano guardandosi negli occhi o che sono a sui libri per apprendere. Mi faceva notare  un’amica italiana, che insegnava inglese qui in zona, che molti bambini già parlano inglese e ha scoperto che hanno imparato al lingua anglofona in particolare grazie a tutti questi giochini
  2. i pedoni (e a fatica i ciclisti) non esistono! a prescindere che tu sia sulle strisce o segnali in modo importante la tua presenza loro non guardano in faccia a nessuno e tirano diritto. Ieri ero allo stadio a correre e c’era una piccola manifestazione, quindi un pò di gente da evitare…. Nessuno che camminasse guardando avanti!!! Peggio ancora quando attraversavano… Passeggiare inoltre per la città a volte diventa…lo dico sorridendo…frustrante!! Anche se ti hanno visto, hanno loro la precedenza devi tu spostarti!
  3. la loro cultura alimentare (ed ovviamente non è colpa loro…) è sostanzialmente limitata a due opzioni: soia (e chissà di quale origine) o riso in qualsiasi modo possiate immaginare. Lasciamo stare la carne…….! Diventa quasi divertente riuscire a trovare un luogo dove poter mangiare una sana insalata o del cibo che non sia fritto/saltato in qualche olio oramai esausto
  4. i cani. Se ne posso vedere molti, non tantissimi, ma sono tutti abbandonati a se stessi, pulciosi e soprattutto con un muso così triste…. Qualche giorno fa, mentre correvo sotto un sole pazzesco, con la mia bottiglietta di acqua in mano, ne ho incrociato uno, non ho potuto non offrirgli da bere. Povera bestiola, era spaventatissimo.

Inizio a contare i giorni che mancano per spostarmi finalmente al mare!