Caro Kipchoge….

…ti scrivo perché ne sento l’esigenza. Si è già detto di tutto e di più in relazione alla tua presenza a Vienna, quindi non mi dilungherò molto a dire quanto mi sia emozionato nel vederti compiere un impresa che non ha precedenti. O forse…….

Vorrei chiederti: cosa hai “sentito”, dentro, durante quest’impresa?

Perché vedi, avere una squadra di ben 41 lepri che si davano il turno a tagliarti l’aria, la strada perfettamente piana, dritta e nessun ostacolo, avere una macchina che con un laser ti indica quanto “forte” non andare, beh, non nascondere che ti piace vincere facile. Voglio dire: saresti capace di farlo in una competizione ufficiale? Saresti capace di lottare col tuo avversario, dentro e fuori di te? In tal caso veramente ti innalzerei sopra l’olimpo degli Dei.

Vedi oggi ho corso per il secondo giorno di fila un piccolo circuito di 19km con circa 500m di dislivello e per quanto non avessi forze, le gambe debolissime, ho SCELTO di divertirmi a dare il massimo tant’è che mi son migliorato di quasi 10 minuti, senza lepri e senza auto con laser guida. Sono andato oltre ogni mio limite, e, onestamente? non vedo ora di pormene uno nuovo, ostacoli compresi, senza lepri.

Voglio “sentire”!!!

Caro Kipchoge, non voglio dire che tu non abbia sofferto (per carità, in realtà avevi un viso talmente rilassato all’arrivo….), non abbia lottato per un obiettivo altissimo, non abbia incontrato ostacoli, e che non abbia dato il massimo. Tutt’altro!! Mi hai insegnato un sacco di cose, tra cui la più importante è….

NIENTE SCUSE!!! Ora veramente non ho più scuse per andare oltre, per fare quel passo in più verso……! …e di questo ti sarà immensamente . grato, sei stato di grande ispirazione!

…però la curiosità, però, rimane….”cos’hai sentito, dentro, durante la tua impresa?”

In attesa di tuo cortese riscontro, con profonda ammirazione e rispetto, tuo fan Stefano

Rovigo in Love 2019

Mi sembra sia trascorsa una vita dall’ultima volta che ho indossato un pettorale durante un evento podistico, e diventa sfidante rivivere questa esperienza in una città che, seppur mi abbia dato i natali, non ho mai amato. L’evento ludico motorio quest’anno, in particolare, ha richiamato quasi mille persone in più rispetto all’edizione precedente, con qualche evidente difficoltà. A disposizione dei partecipanti 3 percorsi: in miglia 3 – 5 – 7 e la classica 10 miglia, mio obiettivo primario.

Un pò di emozione e di agitazione alla partenza non guastava: in generale sento e vivo molto l’energia del gruppo. Non potevo però nascondere un certo nervosismo essendo abituato alla mie sessioni solitarie e silenziose: ritrovarmi in mezzo a tutta quella confusione, ripeto, mi stava mettendo veramente in difficoltà.

In generale, durante un evento podistico, la vivo nel seguente modo: una primissima parte (un paio di km non di più) durante la quale si sgomita per farsi spazio, e si fa qualche slalom per superare chi parte a rilento. Una seconda parte durante la quale vado ad individuare un punto di riferimento: una persona che vada la mio stesso ritmo, così stacco completamente tutto, mi estraneo totalmente, mi sconnetto e mi godo la strada. Un’ultima parte durante la quale abbandono la mia lepre ed inizio la progressione finale. Un pò così è stato anche qui…

Appena usciti dalla piazza principale e dalla musica frastornante vengo subito avvolto da un silenzio, al quale tanto anelavo, dettato solo dal ritmare delle scarpette sull’asfalto e dai primi respiri ansimanti dei podisti più agguerriti, della domenica. Tra uno slalom ed un paio di sgomitate, in breve trovo la mia lepre (Arianna, ex triatleta) che tiene un ritmo piacevolmente allegro, ma molto rilassato, al quale tengo testa con disarmante facilità. Tra una chiacchera e l’altra arriva però il momento in cui ci separiamo (io proseguo per le 10 miglia mentre lei si limita a 7). Diventa interessante osservare allora come funziona la mia mente senza più riferimento, ed il tipo di ascolto interiore e consapevolezza cambiano quasi radicalmente. Emozionante è transitare per il paesello dove son cresciuto, e ancor più emozionante è visitare l’interno dell’ imponente parco che ospita l’ex manicomio, dopo poco più di 30 anni.

Rovigo in Love 2019 approach to finish line

E’ ora di buttare uno sguardo al chilometraggio, e uno sguardo interiore per conoscere le riserve necessarie ad iniziare una bella progressione finale. Una progressione che diventa di una bellezza straordinaria: sento fluire dentro di me energie che avevo dimenticato di avere, sento le persone attorno a me che stanno dando il tutto per tutto in prossimità dell’arrivo, tengo ritmi estremamente elevati, e non posso fare altrimenti che continuare a dare il massimo. Dimenticavo però una cosa: essendo un evento ludico-motorio l’afflusso delle persone in prossimità del traguardo è disordinato e non interessato al tempo così diventa ancor più difficile lo sprint finale, che perde l’apice della sua bellezza nel momento stesso in cui mi rendo conto che gli ultimi 400m sono tutte curve costringendo così ad uno sforzo maggiore per non perdere lo slancio.

Un altro momento che amo particolarmente è subito dopo l’arrivo: la scarica di adrenalina è ancora in circolo, le endorfine sono ad un livello elevatissimo e la consapevolezza del tuo corpo, dei tuoi muscoli, del tuo respiro sono al massimo, ti senti vivo, potente! Ed ogni volta mi stupisco di come il mio cuore recuperi con estrema facilità.

Ora il passo successivo, i numeri. Sento di aver superato me stesso, senti di aver creato nuovi limiti, di aver realizzato dei primati personali, e quando cerco conferme leggendo il report, rimango inebetito da quanto abbia migliorato. I tempi sono molto molto più bassi di quanto avessi percepito. Rimango letteralmente senza parole, e mi lascio coccolare da questa sensazione che di certo non abbandonerò nelle prossime ore.

Mi rimetto in sesto con una doccia rigenerante e Thai – stretching …carta, penna, e, nel silenzio del soggiorno sento che è giunto il giusto tempo di pianificare un calendario e preparare cose serie!!

Quale sarà il prossimo limite da superare?

Minimalismo

Questo blog prende una piega diversa, pur non perdendo la sua gentilezza e la sua genuinità, pur non smettendo di correre, pur non smettendo di viaggiare, fuori e dentro me. Cosa è mai successo? Grazie al mio compagno di classe Fabio, ho conosciuto James Clear, e grazie a James Clear ho conosciuto lui. SBAM!

…mi son sentito da subito ispirato e soprattutto sfidato. Ogni suo video è fonte di riflessione e stimolo all’ azione. Del resto, si sposa bene con il percorso di formazione e crescita che sto facendo nell International Coach Academy, e, allo stesso modo, con il senso di questo blog principalmente dedicato allo sviluppo personale.

In questo video Matt spiega il suo senso della parola MINIMALISMO, o essenzialismo, o intenzionalismo, la stessa cosa. Ma in queste parole, cosa conta veramente? “-ismo” è di sicuro la parte che ha meno valore. Quindi la domanda che pone Matt è:

Quanto tempo spendiamo in cose che non sono importanti? Qual’è la nostra definizione di successo?

Ho scoperto ci sono persone che si sfidano, viaggiando il mondo con soli 25 oggetti, e per quanto io sia in giro da oramai 20 mesi zaino in spalla, il processo “di pulizia” ha già lavorato in profondità, d’altra parte mi rendo conto che c’è ancora molta strada da fare: ad esempio se mi rubassero le scarpette da corsa? o se rompessi il pc?

Ecco allora il passo successivo: se il minimalismo è di supporto per trovare e realizzare la propria idea di successo, qual’è la mia definizione? Con molta semplicità sorge in me questo pensiero:

Il successo è riuscire a rimanere nel fluire degli eventi, senza attaccamento, senza avversione, è rimanere coerente coi propri principi, coi propri valori. Il successo è aderire alle priorità che mi prefiggo, ma soprattutto… soprattutto è avere il coraggio di fidarsi del proprio sentire

Qual’è la vostra definizione di successo? Qui di seguito c’è spazio per i vostri commenti

My goal-plan in 2019 part-1

achievement

Non è mai tardi per pianificare gli obiettivi dell’anno, anche perché dove sta scritto che dev’essere fatto solo ed esclusivamente nel primo giorno dell’anno? Mentre sfogliavo il diario dell’anno precedente scovo un qualcosa che mi ha incuriosito, tanto da riprenderlo in mano e condividerlo, con molta semplicità.

Goal-plan 2019

  • do more …ThaiYoga
  • do less … “do”
  • travel to …India for the first time
  • become …a certified coach
  • achieve …my first marathon
  • release …my perfectionist part
  • gain …the best part of me
  • eliminate …some memories
  • delegate …the limit that i can’t menage
  • create …the best part of me
  • improve …my foreign-language skill
  • learn …to play my zefirodrum
  • read …36 books (you can follow me here)
  • make …pushup (from today till the end …maybe 3500?? yes …i’ll do it!!)
  • embrace …a new side about travelling
  • organize …my first workshop about running
  • simplify …my mindset
  • practice …more habit on the morning

…e il vostro piano d’attacco per l’anno nuovo?

What is Fantasy?

Non che prima avessi dubbi, ma i miei compagni di classe, nonché futuri colleghi di lavoro, sono di una bellezza disarmante.

Nell’ultimo post ci siamo divertiti a condividere cosa sia per noi la pazzia, e questa volta, per motivi interni (si cercava dell’ispirazione) ci siamo messi ad esplorare cosa sia la fantasia nell’ambito del mondo imprenditoria femminile. Quello che ne è uscito è davvero molto potente. Qui di seguito un dettagliato riassunto.

La fantasia nel lavoro per me è la capacità di visione di lungo periodo, di darsi obiettivi ambiziosi e inventare soluzioni per vederli realizzati usando gli strumenti tecnici e il pregresso come la tela e i colori, come basi di partenza per ottenere qualcosa di nuovo.

L.

Fantasia= libertà, creatività, libertà di progettare cose come le voglio io e fantasia legata al tornare bambina e giocare coi miei figli

F.

Fantasia ..uhm.. la fantasia nell’automotive… è il concedersi di restare umani, di ridere e stimolare il team ad affrontare le sfide e le richieste quotidiane. Mostrarsi vulnerabili.

G.

Sperimentare, novità, mettersi in gioco.

M.

Fantasia… per me è restare collegata con il mio vero io, che è entusiasta, appassionato e creativo. È utile perché risveglia la creatività quando la via già percorsa non funziona (problem solving). È una fiammella che ho bisogno di alimentare per gestire il tram tram, o meglio per non vederlo tale. Perché anche compiti gravosi possano diventare più leggeri. Fantasia è mia figlia che non ripete due volte lo stesso gioco. Ogni sera è uno spettacolo diverso. E una gioia che alimenta quella fiammella.

D.

e poi ancora

Costruire 🌟esprimendo la propria creatività liberando l’interiorità . Da lì si può sviluppare tutto

P.

Considerare nuove e diverse possibilitá, essere creative e affidarsi all’istinto. Fare divertire l’emisfero destro🧠

M.

Riuscire ad affrontare le cose con quella leggerezza che mi permette di divertirmi e essere creativa ma soprattutto rimanere fedele a me stessa senza immedesimarmi troppo nel mio ruolo è permettere alla parte più divertente e passionale di me di venir fuori

A.

Nella formazione, la fantasia si fa largo quando mi sento bene e sento quindi di potere osare: una presentazione diversa, un gioco d’aula nuovo, un dialogo meno formale..

E.

È innovazione creativa, guidata dalla mia emotività. Capacità di introdurre nel lavoro quell’elemento innovativo, creativo, efficiente, al fine di ottenere una gestione ottimale di tale lavoro e renderlo variegato, non monotono!

F.

ed infine

FANTASIA x me è LIBERTÀ: non avere costrizioni e lasciare la mente e il braccio liberi di agire. In questo modo essi troveranno il modo più piacevole di fare le cose e spesso, guarda un po’, anche quello più semplice. Perciò x me è anche SEMPLICITÀ ✨

E

…e niente…sono proprio innamorato delle mie compagne di classe

To be crazy

Cos’è essere pazzi?? Secondo me e i miei compagni di classe si può spiegare in questo modo:

“Perché trovarsi davanti a un pazzo sapete che significa? Trovarsi davanti a uno che vi scrolla dalle fondamenta tutto quanto avete costruito in voi, attorno a voi, la logica, la logica di tutte le vostre costruzioni! – Eh! Che volete? Costruiscono senza logica, beati loro, i pazzi! O con una loro logica che vola come una piuma!” 

L. PIrandello – Enrico IV

“Ma io non voglio andare fra i matti” osservò Alice.
“Be’, non hai altra scelta” disse il Gatto. “Qui siamo tutti matti. Io sono matto. Tu sei matta.”
“Come lo sai che sono matta?” disse Alice.
“Per forza,” disse il Gatto, “altrimenti non saresti venuta qui.”

L. Carroll – Alice nel paese delle meraviglie

e poi ancora….

“we’re never gonna survive, unless we get a little crazy”

Seal

“A question that sometimes give me crazy: “am i or are the others crazy?”

A. Einstein

“La pazzia a volte, non è altro che la ragione presentata sotto diversa forma”

J.W. Goethe

…un flusso senza fine meraviglioso

“un uomo che ha un idea nuova è uno svitato finchè quell’idea non ha successo”

M. Twain

A lost or a win

Cosa succede quando “giudichiamo” un evento, o quando non raggiungiamo gli obiettivi? E quando otteniamo incredibili conquiste? Non facciamo altro che fissare un lato della medaglia senza renderci conto che la medaglia è sempre la stessa, indipendentemente da che lato la osserviamo, non cambia: stessa forma, stesso materiale. Quindi, cosa succederebbe se potessimo fissare l’intera medaglia, nella sua interezza, anziché solo una parte? E’ quello che è successo oggi a me….

La sfida che mi è stata proposta oggi è stata di salire senza cronometro e vedere cosa sarebbe capitato!! Le sensazioni che si sono accavallate sono state tantissime: a tratti mi sono sentito un pò come Smeagol del Signore degli Anelli che non vuole lasciare andare l’anello.

Inizio la sessione, tutto fila stranamente liscio e i ritmi sembrano davvero allegri e sostenuti, non sento l’assenza del cronometro, il che è davvero curioso, ma le noie iniziano quando sento pizzicare il tibiale anteriore…”Ahi!!” …continuo a salire e il fastidio rimane, ma dall’altro lato salgo con una facilità che sembra essere disarmante, la sensazione è di un miglioramento rispetto alla sessione precedente (molto banalmente: corro tratti che l’altro giorno camminavo). La testa comincia allora a fare il suo sporco lavoro: “invece che fare solo allenamenti in salita, perchè non provi a variare un poco? Intanto hai male, perchè devi forzare? al 10km o prendi un tuktuk (taxi locale) e torni, oppure…….”. Ed io “oppure cosa?” e lei “oppure sperimenti e scendi, così fai lavorare il muscolo in modo diverso e ti riposi”…Interessante!!! Inizio così un’allegra discesa a rotta di collo, con le gambe che giravano come una biella di una locomotiva a vapore, e respiro, e riposo e ….sorrido!!! Già, sorrido perchè sto bene!! Arrivo in fondo alla discesa che mancano ancora 4km alla fine, e…..continuo!!! Accidenti, mi rendo conto che così farei una mezza maratona!!! Dall’emozione mi devo fermare un attimo, e le prime parole che sorgono sono “STOBENISSIMO!!!!! che bella discesa, ottimo lavoro Stefano!! Davvero ottimo lavoro!!!”

…e il cronometro?? la mia risposta è Quanto importante è il “controllo”? oggi ne ho avuto la conferma. Faccio mie con umiltà, le parole del mio allenatore

Osserva come siamo condizionati da un orologio, e come siamo portati “fuori”, mentre il deprivarci di riferimenti ci dà l’opportunità di tornare “dentro”, ed esplorare l’ignoto. Ottima prestazione, bravo!

Giorgio

Ecco come la perdita di un obiettivo prefissato (arrivare in cima e fare i miei “soliti” 15km) è diventata una conquista (aver incassato una mezza maratona!)…eppure la medaglia è sempre la stessa!!


Photo by Todd Ruth on Unsplash

Wat Phrathat Doi Suthep – attempt#2 (almost win)

Al contrario di quel mi aspettassi, già al secondo tentativo, ottengo un miglioramento incredibile, ed entusiasmante. Anche adesso che scrivo, e contemplo la cima, sulla quale poche ore fa giungevo trionfante e senza una briciola di fiato, mi emoziono all’idea. Il mindset, questa mattina, era del tipo: “mettiamo in pratica quello che abbiamo imparato in questi giorni” : la teoria del guadagno marginale (e la esplorerò più avanti in dettaglio), ossia, in parole semplicissime, se migliori ogni aspetto della tua attività dell’ 1% ogni giorno, per un anno, alla fine del periodo avrai migliorato di circa 37 volte! Suona bene, no?!

Ok, parto, rilassato, tranquillo! mi sento bene e proseguo sul ritmo, conosco la strada e so quando inizia la salita, le pendenze inizio a conoscerle quasi a memoria, almeno sino al “view-point (km 10,3)”. Al 6km inizio a sentire un pò di fatica, ma dopo un check-in delle energie a disposizione capisco che posso proseguire tranquillo sino alla sosta. Qui succede un bellissimo patatrac: mi fermo per prendere i sali, controllo i parziali e quasi ci rimango! Ho migliorato di quasi 15 min!!!!!!!!!! …e mi sento ancora bene. Questa botta di felicità mi fa fare il primo errore: “Dai stai andando bene, vedi di gestire le energie rimaste e motivati con un pò di musica”…..ok…metto la playlist giusta, ma …. è troppo giusta! e senza accorgermene comincio a volare…un troppo…in salita ed ovviamente la pagherò cara, ma …sinceramente??? non me ne importava un bel niente, perchè STAVO BENE, ero Felice.

Arriva il muro dei 500m finali e qui crollo: a momenti lascio un polmone per strada, e mi sento il cuore in gola, ma penso al mio mito (Kilian Jornet) e cerco di dare tutto quello che non ho, ma niente da fare, mi pianto! Me la prendo serenamente e faccio gli ultimi 100m camminando.

Fermo il tempo e…. mi son migliorato di ben 3 minuti!! Se penso che è solo il secondo tentativo, e consapevole degli errori fatti, non posso essere che soddisfatto. In dettaglio, se faccio due conti veloci mi sono migliorato poco più dell’ 1%!!!

Obiettivo raggiunto! Quale altro limite posso andare ad esplorare ora?

Wat Phrathat Doi Suthep – attempt#1

Cosa succede quando corri?? E’ una faccenda privata: ti chiudi dentro una sorta di mondo che solo tu crei, che solo tu vivi, e che solo tu gestisci e sai cosa accade o cosa potrebbe accadere E’ contesto molto delicato e fragile, come una bolla, nel quale vai alla scoperta di stesso e ti ritrovi, a volte, ad affrontare cose poco piacevoli, ma sei solo sulla strada e ad esse non puoi sfuggirvi.

La corsa è una faccenda esclusiva per persone solitarie. Anche quando sei in una competizione, siamo onesti: potrai avere il compagno a fianco o un anonimo atleta di fronte a te che ti dà il ritmo, potrai percepire l’energia del correre in gruppo (che è adrenalina pura a volte), ma i crampi, la fatica, le emozioni, la gioia, la sete, il freddo, le senti solo tu.

Oggi, con una certa fatica, parto e decido di salire al tempio, costi quel che costi. Capita così che quando la motivazioni stia calando, come un meccanismo entra in testa un mantra “non esiste fermarsi, è un viaggio di sola andata”, così senza accorgermi miglioro i tempi dell ultima sessione sino al punto panoramico/di ristoro. Sto bene, le energie fluiscono correttamente inoltre…”è un viaggio di sola andata”, così riparto senza troppo preoccuparmi dei tempi e con sorpresa la strada presenta falsi piani che percorro agevolmente al trotto. Ma arriva l’ultimo km e la stanchezza si fa sentire, così il dialogo interiore entra nel clou

-IO “ok dai, il grosso è andato, posso fermarmi qui, son stanco”

– LA VOCE DI GIORGIO (il mio allenatore) – nella mia testa, in modo così cristallino che quasi prendo paura – “ahahahah (ride con strafottenza) adesso ti fermi, che manca 1 km? muovi quel culo!!!! e smetti di lamentarti AHAHAHAH ma lo sai che è proprio nell’ultimo km che sta tutta l’essenza dell’allenamento?? ” ….

così riparto, ed in qualche modo obbligo i polmoni ad allargarsi ulteriormente per assorbire aria, e cerco in qualche modo di far muovere le gambe che sono pesanti, mentre la strada si inerpica in modo improvviso. Non so da dove trovo energie per un ulteriore sprint ma sono alla fine, in riserva. NON ESISTE!! sino a quando l’orologio non segna cifra tonda nel km non mi posso fermare. Gli ultimi 150m diventano un meraviglioso incredibile entusiasmante inferno nel quale le fatiche d’Ercole sono nulla nei confronti alla fatica di far girare la respirazione

Scalinata!!!!!

…50m

dai che manca un niente!!!……. e fine!!! mi siedo sugli scalini, qualche occidentale mi guarda e sorride, mentre ho lo sguardo perso nel vuoto per godere totalmente e appieno la sensazione vissuta, da memorizzarla, da tenerla stretta e non farla scappare più: godere del corpo fradicio, della pelle cotta dal sole, del respiro che con velocità sorprendente ritorna al suo ritmo normale. Ce l’ho fatta!! 680m di dislivello positivo!! Numero pazzesco per essere uomo di pianura! … e questo mi dà una grande gioia se penso ai miei grandi miti che si mangiano 1000 e più metri di dislivello quasi ogni giorno, come fosse pane!!!

ho superato anche questo limite!!! …e se ho superato questo limite, quanti altri ne posso superare?? Fin dove posso arrivare? Che cosa mi ha dato la forza per arrivare sin qui? cosa mi ha permesso di non fermarmi??

Wat Phrathat Doi Suthep

Next step?? Impegnarsi a migliorare il tempo che ho impiegato ad arrivare sin lassù, sì. perchè ora che sono qui a contemplare la cima, sulla quale ero poche ore fa, la sensazione che provo è che….Ho le energie e le capacità per poter fare meglio di così!

Challenge ourselves (-20)

IL video qui sopra riprodotto by Matt d’Avella mi ha fatto riflettere e invogliato a scrivere questo post. Quanto è importante avere un obiettivo? Che cosa ci spinge a perseguirlo, con tutto il nostro essere, costi quel che costi? Che cos’è quel fuoco che ci e lo alimenta?


Il 2019 è appena iniziato, che i social network sono già bombardati di “farò questo e quello”, per poi ritrovarsi al prossimo 31 dicembre a non tirare le somme, magari essercene dimenticati, e rifare le stesse promesse che nemmeno l’anno venturo riusciremo a mantenere. Non ho mai amato questo periodo dell’anno….

Ogni mattino, quando mi risveglio ancora sotto la cappa del cielo, sento che per me è capodanno.

Perciò odio questi capodanni a scadenza fissa che fanno della vita e dello spirito umano un’azienda commerciale col suo bravo consuntivo, e il suo bilancio e il preventivo per la nuova gestione. Essi fanno perdere il senso della continuità della vita e dello spirito. Si finisce per credere sul serio che tra anno e anno ci sia una soluzione di continuità e che incominci una novella istoria, e si fanno propositi e ci si pente degli spropositi, ecc. ecc. È un torto in genere delle date.

A. Gramsci

E se invece ci ponessimo obiettivi raggiungibili e misurabili, in breve termine? cosa cambierebbe? Ad esempio: sono un accanito lettore e goodreads propone una sfida interessante: semplicemente porre l’obiettivo di quanti libri leggerò quest’anno. Consapevole che potrei leggere 24 libri l’anno?? Ok provo con 30!

Dobbiamo essere consapevoli dei propri limiti, penso quindi dovremmo porre obiettivi raggiungibili, che possano dare gratificazione, obiettivi che stiano di poco sopra sopra la nostra asticella del limite massimo, e con consapevolezza non provare attaccamento per essi. Con il giusto compromesso, non aver paura di andare oltre, di uscire dalla zona di comfort, che magari affrontiamo il pericoloso (sarcasmo mode ON) rischio di trovare noi stessi, o la felicità o qualunque altra cosa che abbiamo sempre desiderato raggiungere.

“OK mi impegno, VOGLIO dare il massimo per raggiungerlo, ma se non ci arriverò, perchè lungo il percorso accadono cose, ok, non succede nulla, sarò comunque contento e soddisfatto perchè sarò consapevole di aver dato il massimo”

Quindi la sfida che mi sono imposto, la mia confort zone dalla quale uscire, a partire da oggi….beh onestamente l’avevo in testa già da un pò, ma oggi è accaduto qualcosa dentro di me che mi spinge ad ufficializzarla, a renderla “pubblica” in modo da creare in me un ulteriore impegno e responsabilità… è semplicemente questa

challenge.png

1100 metri di dislivello in 15 km… che è “tanta roba” diciamolo….Ma è un tarlo in testa che non riesco più a togliere: non importa i tempi, ma DEVO salire lassù, di corsa! prima di tornare a casa.

E la vostra sfida SMART qual’è?

PS cos’è accaduto oggi che mi ha spinto a fare questa scelta? due cose in particolare: una è che ho ascoltato il mio mentore e maestro quando mi ha proposto le ripetute a piramide (nella fase di ritorno ho letteralmente preso il volo con tempi impressionanti), e la seconda è il video riassuntivo dell’anno appena trascorso, proposto da Strava (famoso social network degli amanti dello sport), che mi ha realmente impressionato. Davvero ho fatto così tanto?