From Bangkok to Bangkok day 4

Mio carissimo tesoro,

svegliarsi e sentire la tua voce tracimare energia positiva, mi dà immensa gioia. E ancor più gioia mi dà sentire come la Vita ti stia parlando, inviandoti messaggi chiari ed espliciti su un tuo prossimo raggiungermi. Le connessioni sono belle e forti: mi parli di un mega mercato del fine settimana, quando la sera prima me l’ ero segnato nella guida. L ho appena visitato e per quanto grande sia, devo essere onesto non è meraviglioso come certe zone che ho già visto della città. All’ uscita, sono attirato da involtini primavera thai, così mi butto, sperando di evitare la maledizione di Montezuma, che riesco ad evitare.

Bisogna perdersi per ritrovarsi, così, prossima tappa suggerita dalla mia guida, mi lancio all avventura, cercando, in vecchio quartiere una delle originali famiglie che lavoravano il ferro battuto, per creare ciottole da offrire ai monaci. Ciottole rigorosamente composte da 8 pezzi di metallo.

È solo grazie a Google Maps e al relativo traduttore che riesco a comunicare con loro, un’emozione mia cara, meravigliosa, se solo potessi vedere dove vivono e come lavorano capiresti.

Dicevo che bisogna perdersi, e che il caso non esiste. È solo grazie a questa combinazione di fattori che arrivo a visitare “la montagna d oro”, che grazie ad una breve salita, mi porta a vedere la città dalla alto e lasciarmi letteralmente senza fiato, sapendo poi quello che brulica sotto quelle minuscole tettoie e microscopici ombrelloni, le personali riflessioni vengono di conseguenza.

Mi merito una birra, così torno a Khao San Road, crocevia di occidentali.

Capita poi che mi regali la notizia che arrivi e il mio povero cuore esplode gioia, ma capita anche che devi sacramentare per il volo e questo ti regala momenti di tensione, che per empatia sento totalmente. Sentirti soffrire e non poter far molto, é una piccola pena così mi limito ad ascoltare i tuoi silenzi mentre cammino. Mi perdo un ultima volta, e capito dentro una sorta di festa di quartiere, dedicata ai bambini. Basta pochissimo per farli felici:un po’ di sabbia colorata. Non voglio scadere in frasi fatte, ma la Vita è un tale spettacolo. Quindi non aggrappiamoci a fattori materiali effimeri. Sai mi sento fortunato a fare questo viaggio, vedere e vivere coi propri occhi certe realtà che, non sono poi così estreme alla detta di chi è stato in Africa o India, ma sono comunque di grande impatto per chi le vive per la prima volta.

Ama

Persegui la tua Felicità, a qualunque prezzo

Tuo

PS assaporo la dolce attesa di perderci l uno nella abbraccio dell altro

From Bangkok to Bangkok day 3

Mia carissima donna,

questa sera sono davvero stanco fisicamente: ho fatto i conti che ho camminato quasi 9 ore!

La giornata è iniziata in modo davvero meraviglioso andando a caccia di un’esperienza sensoriale che solo qui si può vivere. Ma ho deciso che se verrai te la regalerò, per cui….. Acqua in bocca! Subito dopo ne ho approfittato di testare finalmente un piatto diverso. Parliamo del Pad Thai: un piatto a base di germogli di soia, spaghetti di riso, tofu e a piacere gamberetti o pollo. Da lì ho messo un piede davanti all’altro per arrivare al tanto curioso mercatino degli amuleti, in zona Palazzo Reale per capirci. Loschi e minuti figuri si aggirano per le bancherelle a spulciare, provvisti di lente d’ingrandimento, minuscoli pezzi di pietra (?). Ma a fine mercato si presenta una serie di ristorantini dove poter mangiare qualcosa. Ora che ho dato il La mi sarei fermato per un bis ma non volevo esagerare. Sembrava quasi di entrare nei peggiori bar di Caracas ahah ahah.

Non contento, e approfittando di un clima leggermente più temperato, sono andato, sempre a piedi a vedere la famosa Koh San Road meta di tutti i backpacker. Beh, vorrei l’avessi vista: un miscuglio incredibile di occidentali semifrichettoni, zaino in spalla. Un guazzabuglio fisso fisso di insegne colorate. Bar che nemmeno in Spagna c’era una densità tale. E vetrine di vestiti in puro stile hippie. Non potevo non fermarmi ed ammirare tutto questo.

Con il tempo un pochino tiranno, ho preso poi direzione Chinatown, ma ti confesso che….. Beh…. Solo del gran casino! Un primo segnale che comincio ad essere stanco di stare qui. Credo sia venuto il momento di aprire la guida e pianificare i prossimi passi

Ti abbraccio, ripensando ai nostri

Ps domani proverò a chiamarti…. Che emozione!!

From Bangkok to Bangkok day 2

Carissima,

oggi è stata una giornata meravigliosa, per quanto ci fosse un’ afa pazzesca! Ho preso il battello per una ridicola cifra di mezzo euro scarso, ho visto il maestoso palazzo imperiale, ed i miei occhi si sono riempiti di meraviglia di fronte all’immensità della statua del Buddha di Wat Pho.

La condivisione credo sia importante, e oggi ho desiderato molto fossi al mio fianco, anche solo per condividere un “wow”. La gioia più bella è che nella distanza, e nel l’assenza comunque ti sento molto vicino.

Come ben sai non sono interessato ai monumenti, alle informazioni pratiche, sul come raggiungere nel modo più veloce quel tal palazzo. Ma amo la gente, così ho deciso di tornare a piedi alla più vicina metro cercando (con la sicurezza minima dettata dal buon senso) di perdermi, per vedere qualcosa di diverso, e così è stato: ancora una volta quella forte sensazione di vivere totalmente dentro un documentario. Visi, stralci di vita umile e poverissima. Mi infilo in un vicoletto strettissimo, tipo quelli di certi film, hai presente? Vedere coi propri occhi questi cubicoli di vita al limite, ma per loro magari dignitosa, chissà, fa scattare un qualcosa di indescrivibile nella propria testa. Mentre da una parte volevo scattare foto a raffica, dall’altra ho voluto far prevalere il buon senso di lasciare che tutto si imprima dentro di me: ad ogni battito di ciglia l’otturatore della mia mente scattava meravigliose immagini.

Nel tornare alla metro, passo per Chinatown (mia metà di domani): un delirio, di gente, di profumi, di auto, di colori, di visi, di cibo, di suoni, di parole incomprensibili . Di tutto!

Per quanto sia rapito da questa forma di follia, però non vedo ora di ripartire. E quale miglior posto per partire se non la stazione dei treni? Tutti, o quasi, ordinatamente seduti per terra!

Ecco una cosa che mi sta colpendo moltissimo di questa città: ordine! Anche stasera, alla metro si ripete la scena: una folla assurda che nemmeno puoi immaginare, eppure tutti in fila ordinati silenziosi, rispettosi.

Volevo condividere con te un’ultima cosa prima salutarti, una cosa che oggi ho sentito in modo forte: il cibo. Come ben sai sono vegetariano, e per me sarà una durissima lotta perché non sanno nemmeno cosa sia il vegetarianesimo. Ne vedremo delle belle quando comincerò ad uscire dalle grandi città. Non ti nascondo però che mi fa davvero voglia provare il cibo di strada, ma temo effetti collaterali.

Ti saluto assaporando i tuoi abbracci al profumo di sandalo

Tuo

From Bangkok to Bangkok day 1

Mio dolcissimo lupo solitario, ti scrivo perché vorrei provare a raccontarti questa esperienza, e nel farlo vorrei provare a non perdermi in labirinti di parole. Sono a Bangkok! E da qui partirò per un viaggio lungo due mesi che mi porterà a conoscere terre che ho sempre sognato. Finalmente sono uscito da questa zona di comfort che tutti chiamano “Europa”, e ho scelto di affrontare le mie paure, quelle paure che, a piccole dosi, non fanno altro che aiutare nel proprio cammino di crescita interiore. Bisognerebbe poi riflettere e discutere sul fatto che la paura fa parte del percorso di cambiamento che una persona vuole affrontare, ma mi dilungherei troppo. Il rimanere in uno stato di apertura fa vivere ogni istante vissuto, nel campo della novità, ampliato all’ennesima potenza, così mi ritrovo a desiderare di fissare ogni minuto vissuto, ogni secondo, ogni viso. La valanga di emozioni che mi pervade è indescrivibile, qui è tutto al contempo delirante e meraviglioso: le persone nelle metro sono silenziose e composte, al cellulare parlano piano, scendi dalla metro e vieni invaso dalla assordante rumore del traffico, e da pugni… sì sono proprio pugni… di profumi che si accavallano l’un l’altro… Dall’odore di riso e cocco, all odore terribile e a volte nauseabondo di cibo fritto, ma come ti ripeto tutto, tutto qui è meraviglioso, sembra di essere immerso in uno di quei documentari sulle grandi città, che si possono vedere solo alla pay TV. Il cuscino mi attende e provo a recuperare un po’ di jet lag, domani mi attende una giornata campare. Tuo “specchio camminante”

Trieste in 4 ore

(ITA) Nelle filosofie orientali si dice che “solo perché hai scelto di fare QUESTO che può accadere QUELLO”. Quindi è grazie a questo piccolo viaggio a Ljubljana, che durante il viaggio di ritorno, sono piacevolmente costretto ad una piacevolissima sosta di circa 4 ore a Trieste. Quale occasione migliore per rivedere dolcissime anime conosciute in Spagna.
La visita inizia subito da uno degli angoli più famosi e suggestivi della città: la breve camminata di fronte a Piazza Unità d’ Italia che porta alla vista di un mare suggestivo, che si unisce facilmente ad un cielo grigio e nebbioso, quasi in un suggestivo dipinto, con navi che sembrano quindi galleggiare nel vuoto. "Falco" and "warehouse 18"

Alla mia destra, vedo così per la prima volta i grandi antichi argani, dei cantieri navali oramai in disuso, chiamati “falco”. Si può facilmente immaginare quanto immensi siano i rispettivi fratelli maggiori della famosa Fincantieri di Monfalcone. A fianco di questo antico reperto, si trova il famoso “magazzino 18” edifico antico che raccoglieva i beni degli esuli in Istra, Dalmazia, etc. Riportato alla ribalta anche grazie al recente, famoso, spettacolo di Simone Cristicchi.

E’ il momento di prendere un classico aperitivo in centro, passiamo quindi davanti alla statua di Umberto Saba, Umberto Saba
triestino DOC, senza bastone da passeggio, ovviamente impossibile frenare la curiosità. Sorridono e mi dicono “ Beh semplice, perché appena gliene mettono uno nuovo, glielo rubano!! …così hanno rinunciato!”

Tra le mille cose da vedere, che mi vengono elencate, per un prossimo giro, è la famosa e suggestiva linea tranviaria di Opicina, il cui tragitto su binari, vanta uno dei tratti con maggiore pendenza d’Europa (800m al 26%!! Trascinato con fune in salita e frenato in discesa da “carri scudo” vincolati all’impianto funicolare )
Ma il tempo scorre, e la mia piccola sfida di vedere il meglio di Trieste in circa 4 ore volge quasi al termine, così non rimane altro che fare la bellissima camminata “Barcola” che porta dal centro città, al famoso castello di Miramare. Questa lunga passeggiata è ciò che di meglio può chiedere un runner, ma al contempo, mi viene raccontato, come sia impossibile, in pieno agosto, fare questo percorso, in quanto il vero triestino DOC (la cui regola principale è essere abbronzato tutto l’anno, a tutti i costi) si spiaggia con il suo asciugamano su questa lunga striscia di cemento, rendendo quasi impossibile camminare.

Il castello, che rapisce per il contesto e la bellezza, è stato abitazione di Massimiliano d’Asburgo e Carlotta, diventata pazza dopo il suicidio del suo amato. Inoltre, per cure medice è stata anche sede della famosissima principessa Sissi. A questo punto immagino quanto bellissima dovrebbe essere la manifestazione “Luci e suoni” che racconta, grazie ad una sapiente abbinamento di voci narranti e luci, la storia dei due sfortunati amanti.
E’ presente, nel parco del castello, anche una piccola sfinge che sembra provenire realmente dall’Egitto, e che una leggenda triestina, che non ho approfondito, racconta portare sfortuna in non si sa quale modo. INCIPIT …sempre in tema di leggende triestine, se volete annullare questa sfortuna, basta mangiare le famose fave triestine (e non parlo di legumi, ma bensì di un dolcetto pazzesco, a base di mandorle), che sembrano portare invece moltissima fortuna FINE INCIPIT


Il tempo è scaduto, ed è ora di rientrare. E’ con infinita gratitudine, gioia e con promesse di un rapido ritorno in terre triestine, il prima possibile e in una stagione più propizia che abbraccio i miei contatti.

Un’altra breve avventura affascinante mi aspetta tra Piemonte e Svizzera

Sunsset on the Trieste's gulf

(ENG) In oriental philosophies it is said that “only because you chose to DO THIS that can happen THAT”. So thanks to this little journey to Ljubljana, which on the return journey, are pleasantly forced to a pleasant stop for about 4 hours in Trieste. Which best opportunity to review sweet sweet souls known in Spain.
The visit begins right at one of the most famous and evocative corners of the city: the short walk in front of Piazza Unità d’Italia which leads to the sight of a suggestive sea that easily blends into a gray and foggy sky, almost in a suggestive painted, with ships that seem to float in the void.
To my right, I see for the first time the great antique winches, nowadays unused shipyards, called the “hawk”. One can easily imagine how immense they are the respective big brothers of the famous Fincantieri of Monfalcone, near Trieste. Alongside this ancient find, there is the famous old “warehouse 18” which collected the goods of exiles in Istria, Dalmatia, etc. Also brought to the fore thanks to the recent, famous, Simone Cristicchi (Italian artist) show.

It is time to take a classic aperitif in the center, so before the statue of Umberto Saba, famous writer born here, without walking stick, and  obviously can not curb the curiosity. They smile and they say me, “Well simple, because just put a new one, someone  stole it! … so they gave up! ”

Among the many things to see, which are listed for me, for the next tour, is the famous Opicina tramway, whose track on the track boasts one of Europe’s most sloping trails (800m to 26%!) Dragged with rope climbing and braking downhill from “shield wagons” bound to the funicular system)
But time runs, and my little challenge to see the best of Trieste in about 4 hours turns almost at the end, so there is nothing more than doing the beautiful “Barcola walk” that leads from the city center to the famous Miramare Castle. This long walk is the best thing to ask for a runner, but at the same time, it is told me, as it is impossible, in August, to make this road, as the true triestino DOC (whose main rule is to be tanned all the ‘ year, at all costs) you beach with your towel on this long strip of cement, making it almost impossible to walk.

The castle, which kidnaps for context and beauty, was home to Maximilian of Habsburg and Carlotta, who became crazy after the suicide of his beloved. In addition, for medical care was also the home of the famous Princess Sissi. At this point I imagine how beautiful the “Lights and Sounds” event should be, telling the story of the two unlucky lovers thanks to a wise combination of narrative and lights.
There is also a small sphinx in the castle park, which seems to come from Egypt, and that a Trieste legend, which I have not read in, tells us to bring misfortune in no way. INCIPIT if you want to undo this misfortune, just eat the famous triestine beans (and not talk of legumes, but a cuddly cake, made from almonds), which seem to bring a lot of luck END INCIPIT
The time has expired, and it is time to come back. It is with endless gratitude, joy and promise of a quick return to trieste land, as soon as possible and in a more favorable season that I embrace my contacts.

Another fascinating little adventure awaits me between Piedmont and Switzerland

Autumn in Ljubljana – day 4

(ITA) L’ultimo giorno è una festa! Ma non perché riparto, perché semplicemente oggi è San Martino (che vuol dire festa del vino novello) ed il centro storico si riempie di bancarelle per assaggi di ogni genere, danze tipiche e profumi di cibo. Insomma l’autunno in tutte le sue più bellissime forme. Prendo l’occasione, per visitare una parte coperta del mercato che non avevo visto precedentemente. Una sorpresa veramente unica: potica, torta tipica della città, solitamente ripiena di frutta secca e arrotolata come uno strudel, ma può essere arricchita anche in diversi modi. Un’ esplosione di sapori che non si può spiegare: avvolgente, intensa.

Ecco quello a cui aspiro, ripeto: non sono importanti i monumenti, ma questi momenti (gioco di parole non voluto), essere a contatto con le persone che sorridono per la mia espressione di gioioso stupore, conoscere la realtà del territorio attraverso il genuino contatto umano. Questo 5 minuti di puro godereccio culinario sono stati l’ “arrivederci” che la città mi ha donato. Non posso essere più felice.

Un passaggio per Tivoli park solo per rendersi conto che è un bellissimo enorme “parco giochi” per anime runner.

La mia visita alla capitale slovena si conclude con una serena e semplicissima serata nella quale ho condiviso qualche esperienza fatta nel mio ultimo Cammino di Santiago, ed un bicchiere di vino in un piacevolissimo tranquillissimo locale del centro.

Considerazioni finali (o presunte tali)

Anche se non amo molto la cultura dell’est ( l‘idioma pieno di consonanti è difficile da ascoltare, una mia fissazione, colpa della recente esperienza spagnola) sono stato felice di aver avuto l’opportunità di conoscere questa città che sicuramente dà il meglio di sé durante la bella stagione (immagino gli artisti di strada che occupano i ponti o la passeggiata lungo fiume). E’ una città che ad ogni angolo, come già detto l’altro ieri, sfoggia tutto il suo essere “green” (non vedo ora di tornare per poter girovagare in bici per la città), vive ritmi lenti e tranquilli, e soprattutto è estremamente giovane (basti pensare a tutta una serie di impressionanti facilitazioni per gli studenti universitari che non sto qui ad elencare). Non posso fare altro che programmare un secondo giro non appena possibile, e dedicarmi al lato culinario, magari anche in prossimità di qualche festival, giusto per conoscere un pò di vita notturna.

(ENG) The last day is a party! But not because I’m ready to restart, but today’s San Martino (which means a novel wine party) and the old town fills with stalls for every kind of tastes, typical dances and scents of food. I mean , see autumn in all its most beautiful shapes. I take the opportunity to visit a covered part of the market I had not seen before. A truly unique surprise: potica, typical city cake, usually filled with dried fruits and rolled up like a strudel, but can be enriched in a variety of ways. An explosion of flavors that can not be explained: enveloping, intense.

Here’s what I aspire to, I repeat: Monuments are not important, but these moments (wordplay unwanted), be in touch with people who smile for my expression of joyous amazement, know the reality of the territory through genuine contact human. This 5 minutes of pure culinary enjoyment was the “goodbye” the city gave me. I can not be happier.

A pass for Tivoli park just to realize that it is a beautiful huge “playground” for anime runner.

My visit to the Slovenian capital ended with a serene and simple evening where I shared some of my experience on my last Santiago Way, and a glass of wine in a very quiet and quiet place in the center.

Final considerations (or supposed ones)

Although I do not really love East culture (the idiom full of consonants is hard to hear, my fault, due the recent Spanish experience) I was happy to have had the opportunity to know this city that will surely give the best of itself during the beautiful season (I imagine street artists occupying the bridges or the riverfront promenade). It is a city that, as the other said two days ago, has all its “green” being (I can not wait to go back to cycling around the city), it is slow and quiet, and above all it is extremely young (just think of a whole host of impressive facilities for university students I’m not here to list). I can only do a second tour as soon as possible, and devote myself to the culinary side, maybe even near a few festivals, just to know a little about nightlife.

 

Autumn in Ljubljana – day 3

(ITA) Iniziare la giornata facendo colazione in una prigione: si può chiedere di meglio? Assolutamente no!

E’ così che è andata stamane: Celica Hostel è un ex carcere militare abbandonato, e convertito in uno dei più interessanti ostelli della Slovenia. Ogni celica (cella appunto) ha un design ed un arredamento unico, mentre nella sala adiacente al bar si tengono serate musicali, un posto davvero affascinante. Ma ancor più affascinante è il contesto a cui appartiene: a pochi passi si trova Metelkova famoso centro culturale urbano, quartiere a sé stante e sede di eventi artistici di vario genere, in puro stile underground.

Dopo colazione mi avventuro con soggezione e rispetto: il quartiere, che vive solo di notte, risulta essere ovviamente deserto, sembra quasi abbandonato, e non nascondo che quelle poche persone che si spostavano (cappucci abbassati) mettevano una certa soggezione. Sicuramente luoghi come questo e Rog, visto ieri, nella mia piccola e limitata esperienza sono la più totale e, per me, curiosa rappresentazione della realtà underground della cultura dell’est. Mi ritrovo così a fantasticare come dietro qualche portone arricchito solo di un particolare graffito, che pochi possono riconoscere,  si possano nascondere altre realtà come queste.

Tra il “must to do” in Ljubljana mi rimane da visitare il castello, così decido di pranzare in prossimità del centro storico. Se da una parte, la cucina della capitale Slovena fatica ad avvicinarsi al mondo vegetariano (prevalgono piatti a base di carne e un tipo di gulasch che mi dicono fare concorrenza a quello originale ungherese), la città offre comunque un’interessante ed ampia scelta di cucina etnica. C’è solo l’imbarazzo della scelta.

Decido di salire a piedi, per poi scendere con la famosa funicolare, ma come già detto, non è nelle mie corde perdermi in monumenti e panorami cittadini.

Il centro cittadino oggi mi ha riservato una piccola sorpresa: una zona rimane chiusa al traffico di qualsivoglia tipo, in quanto è tutto trasformato in set cinematografico! Ma a parte questo, riflettevo su come questa città mi abbia oramai detto tutto quello che voleva dirmi, almeno in relazione a questa stagione, e come non ci sia altro, per ora, da condividere. Quindi domani programmo di visitare l’ultima cosa rimasta: il maestoso parco Tivoli in attesa del piccolo evento serale con tema Cammino di Santiago, uno dei principali motivi della mia visita slovena.

Così la giornata termina in ostello, e mentre scrivo mi fa compagnia la scena di 6 ragazzi che giocano a carte, condividendo una bottiglia di vino e parole, si può chiedere di meglio?

(ENG) Start the day by having breakfast in a jail: can you ask for better? Absolutely not!
That’s how it went today: Celica Hostel is an abandoned military prison, and converted into one of the most interesting hostels in Slovenia. Every celica (cell) is uniquely designed and decorated, and in the hall adjacent to the bar there are some nice musicals event on the evening, and so a truly fascinating place. But even more fascinating is the context to which it belongs: a few distance there is Metelkova. It’s a famous urban cultural center, a seaside quarter and home to artistic events of various kinds in pure underground style.
After breakfast I go to visited with admiration and almost respect: the district, which lives only at night, is obviously deserted, seems almost abandoned, and I can’t hidden that the few people who moved (lowered hoods) put a certain subjection. Certainly places like this and Rog, seen yesterday, in my small and limited experience are the most complete and, for me, curious representation of the underground reality of Eastern culture. My mind fantastic as behind some doors enriched only with a particular graffiti, which only few person can recognize, can hide other realities like these.

About the “must-do” in Ljubljana I have to visit the castle, so I decide first of all to have lunch near the old town. In one side, the kitchen of the Slovenian capital struggles to get closer to the vegetarian world (they prevail strongly on meat dishes and a type of gulasch that someone tell me to compete with the original Hungarian), to the other side the city still offers an interesting and wide choice of ethnic cuisine. There is only the embarrassment of choice.
I decide to go to the castle by foot, then go down to the famous funicular, but as I said, it is not in my veins to be lost in monuments and city views.

The city center today has given me a little surprise: a downtown area is closed to any type of traffic, because it’s turned into a movie set! But apart from this, I reflected how this city has told me all that it wanted to tell me, at least in relation to this season, and there is not nothing else to share. So tomorrow I would like to visit the last thing that remains to be seen: the majestic Tivoli park, waiting for the small evening event about The Way of Santiago, one of the main motives of my Slovenian visit.

So the day ends in a hostel, and while I’m writing see the scene of 6 kids playing cards, sharing a bottle of wine and words, can you ask for better?

Autumn in Ljubljana – day 2

(ITA) Il secondo giorno non inizia sotto i migliori auspici: grigio freddo e pioggia accompagnano i miei primi passi per il centro storico.
Il mercato (che profuma di cavolo e crauti) ovviamente risulta deserto, e quei pochi ritratti che provo a rubare vanno a finire nel cestino non appena un signore, vestito di una uniforme che non identifico, mi ammonisce in modo duro, per il semplice motivo che non posso fare foto alle persone senza chiedere. Complice anche la mia inesperienza che mi fa muovere tra la gente con poca accuratezza.
Così, un poco demoralizzato mi sposto al mercato del pesce sotterraneo, ma anche questo mi dà poca soddisfazione. Non c’è niente da fare, la giornata non ingrana, cosi vago senza meta (trovo Butcher’s bridge, Ponte Milvio è nulla a confronto) in attesa del mio freewalk tour nella speranza di avere un approccio migliore e di trovare qualcosa di più, cosa che accade, grazie ad un gruppo nutrito ed una simpatica guida (freewalktour si rivela una garanzia!! per me due centri su due!)

Cosi due ore volano in allegria e serenità, ascoltando storie sulla città e aneddoti poco conosciuti. Rimango molto colpito dalla sua identità green: non sono abituato a vedere parcheggi verdi per poter ricaricare le auto, e ancor più strano vedere così facilitato il noleggio delle bici per muoversi nella città. Ci sono addirittura taxi elettrici gratis nella zona pedonale!

Dopo un pranzo frugale decido di finire la giornata, seguendo il suggerimento delle persone che conosco qui, di andare a cercare Rog. Il mio inglese lascia molto a desiderare e non avevo capito di preciso cosa si trattasse, così, non avendo aspettative, mi ritrovo proiettato in un set di un film in puro stile Kusturica. Rimango a bocca spalancata di fronte a questa struttura di 7000 mq. (ex fabbrica di biciclette) abbandonata, divenuta centro culturale politico autonomo, sede di importanti eventi alternativi (musica su tutti), mi rapisce e mi affascina, in particolare per un mega graffito (nella mia più totale ingenuità mi chiedo come lo abbiano realizzato), e per le “opere” a cielo aperto, disseminate in un’ area all’aperto poco curata.

Cosi mi ritrovo ansioso per domani: mi aspetta Metelkova.

(ENG) The second day does not start under the best auspices: gray, cold, and rain accompany my first steps to the historic center.
The market (which smells of cabbage and sauerkraut) obviously is deserted, and few portraits I try to steal will end up in the trash as soon as a gentleman dressed in a uniform that does not identify me warns me hard, for the simple reason that I can not make photos to people without to ask. My inexperience is also complicated that makes me move among people with no accuracy.
So, a bit demoralized I move to the underground fish market, but this also don’t gives me little satisfaction. Simple, the day is not ingrained, so vague with no goal (I find a bridge  full of padlocks that Ponte Milvio is nothing to compare) waiting for my freewalk tour in the hope of having a better approach and finding something more, something that happens thanks to a big group and a nice guide (freewalktour reveals a guarantee)
So two hours fly in joy and serenity, listening to stories about the city and little-known anecdotes. in particular I’m still very impressed about its green identity: I’m not used to seeing green car parks to reload car and also so much easier to rent bikes to move around the city. There are even free electric taxis in the pedestrian zone!

After a frugal lunch I decide to end the day, following the suggestion of the people I know here, to go find Rog. My English in funny full of mistakes, I did not understand exactly what it was, so, having no expectations, I find myself projected into a set of a pure Kusturica style movie. I am lying opened wide in front of this 7,000 square meter structure. (formerly a bicycle factory) abandoned, become an autonomous political center of culture, home to important alternative events (music on everyone), captures me and fascinates me, especially for a mega graffiti (in my most ingenious I wonder how they did it) , and for “open-air” works, spread in an unattended outdoor area.
So I find myself anxious for tomorrow: Metelkova is waiting for me.

Autumn in Ljubljana – day 1

(ITA) Dopo la pausa riflessivo meditativa in terre toscane, è ora di ripartire e l’agitazione è piacevolmente tanta….

Mi ritrovo cosi all’ autostazione di Trieste che puzza di posto di confine: la sala d’attesa è piccola e stretta, grigia, sporca. Negozi semi-bui e mal curati.

Una passerella di ritratti di meravigliosi visi di donne dell’est, occupano le poche sedie a disposizione per l’attesa, e mentre una famiglia di Rom mangia per terra, un signore va a comperare dei Kuna (moneta croata). La lingua che ascolto, a tratti diventa incomprensibile, quasi a prepararmi al passaggio di confine in terre a me ignote.

Non ho mai visitato la Slovenia ma, non so come spiegare, è una cosa che sento a pelle in questo frangente, forse perché è autunno e tutto è malinconicamente triste e giallo/marrone, e spoglio, che le persone quasi profumano, vibrano della loro triste passato storico, sembra quasi che coi loro lineamenti quasi duri, e allo stesso tempo anonimi, vogliano rappresentare la loro dignità di appartenere ad una terra tanto martoriata.

E’ ora di riattivare questo mio piccolo spazio nella rete, e mentre scrivo, sono su un comodissimo Flixbus che serpeggia sornione tre le montagne carsiche dipinte di un meraviglioso e (di nuovo) nostalgico marrone/rossiccio.

La mia meta, Lubjana, eletta Best European Green city nel 2016, per trovare persone care incontrate sul cammino.

A view from Tromostovje

La sensazione di vedere tutti questi cartelli con nomi incomprensibili è strana, mentre dallo schermo del finestrino scivolano via paesini adornati da dolci declivi carsici, che non fanno altro che far sorgere ricordi di vario tipo (dalle vacanze adolescenziali ai più recenti paesini galiziani), per il loro semplice servizio di essere sorti lì, dove sono, in mezzo al verde. Arrivo nel tardo pomeriggio, quando comincia a far buio, alloggio all’ Hostel Zeppelin, molto carino e tranquillo che ricorda molto gli Albergues del cammino.

Giusto il tempo di fare un primo giro della città. Si presenta molto carina, tranquilla, quasi a misura di turista: non troppo piccola, né troppo caotica. Visito subito Tromostovje (tre strani graziosi ponti) che accompagnano la vista del castello che domina la città, e vago senza meta, con il classico sorriso beone stampato in faccia che si stupisce per ogni angolino nuovo che scopre. E’ d’obbligo un giro per Zmajski most (il famoso ponte adornato da 4 importanti, anche per dimensione, draghi), e, sono onesto, visti di sera, fanno il suo bell’effetto.
Ma, per quanto la città sia carina, non sono interessato ai monumenti, chiese, palazzi. Son tutte cose per le quali si possono trovare vagonate di spiegazioni su internet.

Credo invece, fermamente, che i luoghi siano persone, voglio provare a parlare di loro, di storie senza trama e senza finale. Questo l’obiettivo di domani.

 

(ENG) After the meditative time spent in Tuscany, it is time to restart and I m excited.

I find myself at the bus station in Trieste facing the border: the waiting room is small and narrow, gray, dirty. Semi-dark and poorly groomed shops.

A picturesque catwalk with beautiful faces of eastern women occupy the few chairs available for waiting, while a family of Rom eats on the ground, a gentleman buys Kuna (Croatian coin). The language I listen to, a treat becomes incomprehensible, almost preparing for the border crossing to me ignorant.

I have never visited Slovenia but, I do not know how to explain, it’s something I feel at skin right now, maybe because it is autumn and everything is melancholyly sad and yellow / brown, and bare, that people almost smell, vibrate of their sad historical past, it almost seems that with their almost tough, and at the same time anonymity, they want to represent their dignity to belong to such a tormented land.

While I’m writing, I am on a comfy Flixbus that snakes in the karst mountains painted by a marvelous and (again) nostalgic brown / reddish.

My goal, Ljubljana, was elected the Best European Green City in 2016 to find people meet on my last Camino of Santiago.

The sensation of seeing all these signs, along the road, with incomprehensible names is strange, while from the window screen some villages run away, adorned by gentle hill, which do nothing but create memories of various kinds (from adolescence to the recent Galician) to their simple service is to be where they are, in the middle of the green. Arriving late in the afternoon, when it begins dark, take in Zeppelin hostel, very nice and quiet, that reminds the typical Albergues of Camino of Santiago.
Just the time to make a first round of the city. It looks very pretty, quiet, almost a tourist size: not too small or too chaotic. Visit Tromostovje (three strange graceful bridges) that accompany the view of the castle overlooking the city, and vague with no destination, with the classic blond smile printed in the face that amazes for every new new corner that discovers. It is mandatory for a tour for Zmajski more (the famous bridge adorned by 4 important, even by size, dragons), and, they are honest, seen in the evening, do its nice effect.
But as far as the city is concerned, I’m not interested in monuments, churches, palaces. They are all things for which you can find wacky explanations on the internet.

I firmly believe, however, that the places are people, I want to try to talk about them, with stories without plot and without end.

This is my goal, tomorrow.